Atlantide. La sola parola evoca un sentimento di grandezza,
antica saggezza, potenza e una sorta di nostalgia per un'epoca d'oro ormai
scomparsa. Ma cos'era esattamente Atlantide?
Una modesta isoletta nel Mediterraneo scomparsa in seguito ad un'eruzione
vulcanica, come afferma qualcuno, o un continente grande quanto la Spagna che
si ergeva imponente tra i flutti dell'Oceano Atlantico? Platone, il filosofo
greco che rese celebre il mito di Atlantide,
ne parlò in due famosi dialoghi: il Timeo e il
Crizia. A questo avrebbe dovuto fare seguito idealmente un
terzo testo, che però non venne mai alla luce, sembra
per la morte prematura del ricco ateniese che aveva commissionato l'opera.
Platone apprese di Atlantide
da Solone, legislatore ateniese che visse molti anni
in Egitto, dove dei sacerdoti gli tradussero alcune antiche iscrizioni incise
sulle colonne del tempio di Sais. Secondo tali
iscrizioni, Atlantide era un continente situato nel
centro dell'Oceano Atlantico. Poseidone, il dio del
mare, si era innamorato di una fanciulla mortale,
Clito, che viveva su un'alta montagna di Atlantide.
Per lei "recinse la collina dove ella viveva,
alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa
ampiezza, due erano fatti di terra e tre d'acqua...". Nell'isolotto
centrale della città venne eretto il Tempio di
Poseidone, dove egli viveva con la sua Clito.
Dalla loro unione nacquero dieci figli, i famosi dieci re dell'antichità, e quando
Poseidone in seguito andò a vivere lontano, lasciò il
governo dell'isola al suo primogenito, Atlante, da cui derivò il nome del
continente. Non a caso il mito vuole che Atlante "reggesse il mondo sulle
proprie spalle": sembra infatti che il continente
aureo fosse abitato da una popolazione forte e volitiva, pacifica all'interno,
ma protesa alla colonizzazione e alla conquista esternamente. Le arti e le
opere d'ingegneria di Atlantide,
secondo Platone, erano superbe: il Tempio di Poseidone
sarebbe stato lungo circa 250 metri e alto in proporzione, rivestito d'argento
all'esterno e di oricalco nell'interno, con al centro una statua d'oro del dio
del Mare sul suo cocchio tirato da sei destrieri alati, di tali dimensioni che
con la testa toccava il soffitto dell'edificio.
Secondo il filosofo greco, il continente perduto sarebbe stato rinomato per altre due
cose: i cavalli e le miniere. Dei primi si diceva che
ce ne fossero moltissimi, tanto che erano spessi usati anche in battaglia, e
per questo erano sacri a Poseidone.
In quanto alle miniere, Platone afferma che ce n'erano in
gran quantità su Atlantide, di oro, rame e altri
metalli preziosi, e che grazie a queste risorse i tetti delle case e i templi
erano interamente ricoperti da una lega metallica di invenzione degli
Atlantidi, l'oricalco. Tutto terminò con un autentico
cataclisma planetario, forse riconducibile al diluvio: "Si scatenarono
violentissimi terremoti e inondazioni, e nel breve volger di un solo giorno, e
di una sola notte di pioggia, tutta quella valorosa stirpe guerriera sprofondò
nella terra, e similmente scomparve l'isola di
Atlantide, inghiottita dal mare". Questo sarebbe
accaduto circa 11.000 anni fa. Cosa c'era di vero
nelle parole di Platone? Possibile che fosse solo una fantasia letteraria? Se è
così, perchè la catena montuosa del Marocco, che secondo gli antichi sarebbe
sfociata nel continente perduto, ancora oggi si chiama
"Atlante"? E perchè gli abitanti delle isole Canarie, poco distanti
dalle coste marocchine, sostengono di essere i discendenti di
Atlantide? Heinrich
Schliemann, l'archeologo tedesco "dilettante" che
scoprì e riesumò le rovine della città di Troia, affermò di aver esaminato due
papiri egiziani conservati al museo Hermitage. Questi
affermavano che un Faraone organizzò una spedizione atta a " trovare
Atlantide, dalla quale, 3.500 anni prima gli antenati degli
Egizi erano giunti". Un altro abbaglio?
Dall'altra parte dell'Oceano -
quello "Atlantico", naturalmente - i Maya
dissero ai Conquistadores di Hernàn
Cortes che la loro razza proveniva da un lontano
continente situato a Oriente, che loro chiamavano "Aztlàn".
Dal canto loro i Baschi, un gruppo etnico assolutamente unico che abita sui
Pirenei a cavallo tra la Francia e il nord della
Spagna, affermano di discendere da un continente situato a occidente che loro
chiamano Atlaintika. L'idea che
Atlantide fosse solo una sparuta isoletta nel
Mediterraneo inizia a zoppicare. Persino gli antichi Vichinghi credevano che
"Atli" fosse una terra meravigliosa nel
mare occidentale (il suffisso ATL è ricorrente), mentre i Babilonesi parlavano
di Arallu, gli abitanti
dell'antica India dell'isola bianca Attala e i Fenici della prospera isola di
Antilla, per non parlare della Avalon
celtica. Sembra ancor più improbabile, dunque, che la somiglianza tra piramidi
azteche, quelle egiziane e le torri babilonesi
fosse solo una coincidenza. D'altronde, erano tutti edifici
voluti dagli dei. Ma chi
erano questi dei?
Le visioni di Cayce
Edgard Cayce nacque il 18 Marzo
1877 a Hopskinville, nel Kentucky, città ben nota
agli ufologi per via di uno storico Incontro Ravvicinato del 3° Tipo.
Cayce venne definito da alcuni il
"profeta dormiente", e non a torto: nel corso degli anni, in uno
stato di leggera trance autoindotta, profetizzò
diversi avvenimenti che in seguito si realizzarono e scoprì cure e rimedi non
convenzionali per i moltissimi malati che bussavano alla sua porta. Talvolta
poneva sotto ipnosi chi lo desiderava, riportando alla luce ricordi
di altre vite. Fu così che iniziarono ad emergere sempre più
frequentemente, in alcuni dei pazienti e anche in Cayce
stesso, ricordi concernenti esistenze vissute su Atlantide.
E le loro rivelazioni furono clamorose: sembra che l'antico continente,
infatti, disponesse di una tecnologia avanzatissima,
capace di sviluppare enormi fonti di energia, allo scopo di alimentare intere
città, mezzi volanti e armi terrificanti. Va considerato che
Cayce, parlando di Atlantide,
menzionò "Televisori, aeromobili da trasporto e raggi di luce
distruttivi" negli anni '30, quando questi strumenti ancora non esistevano.
Secondo il sensitivo, alla base della tecnologia atlantidea
vi erano dei cristalli la cui struttura atomica
sarebbe stata modificata per imbrigliare e condurre enormi quantitativi di
energia, assorbita dal suolo, dal mare, dal sole e dalle stelle, come una sorta
di enorme "Onda Tesla". Spesso
questi cristalli erano situati all'interno di edifici simili a templi,
studiati per accrescere il potenziale dei cristalli. Fantasie? Non esattamente.
Nel 1970 una spedizione di sommozzatori americani che stava
esplorando le acque delle Bahamas in cerca di galeoni affondati si
imbattè in una città sommersa lunga chilometri. Il dottor
Ray Brown, che era tra i sub,
scovò tra le rovine una piramide che "brillava come uno specchio".
A una decina di metri dalla sommità della piramide c'era
un'apertura che immetteva in una stanza interna in cui Brown
intravide, nell'acqua limacciosa e salmastra, un grosso cristallo sorretto da
due mani metalliche. Il coraggioso sub prese il cristallo e lo portò in
superficie. Brown la possiede ancora oggi e afferma
che quando si prende in mano questo cristallo rotondo - al cui interno
si intravedono forme piramidali - si avverte una
"vibrazione molto forte. Ma forse è la
suggestione". Già, forse. Oppure si tratta del
residuo potenziale energetico dei cristalli di cui parlava Cayce.
L'ultima profezia del veggente di Hopskinville
riguardava proprio Atlantide: un giorno, egli
affermava, essa sarebbe riemersa dai flutti, e per via degli assestamenti
tettonici la faglia di S. Andreas si sarebbe spaccata
e l'intera penisola della California sarebbe
sprofondata in mare.
Secondo Cayce, gli
abitanti di Atlantide
provenivano da altre stelle: c'erano due classi sociali ad Atlantide,
una che professava una fede spirituale denominata "la via dell'Uno" e
l'altra detta dei "seguaci di Belial", che
invece desideravano solamente appagare gli istinti più bassi. Inoltre, nel
continente sarebbe stata presente un'altra razza, che Cayce,
in mancanza di una definizione qualsiasi, chiama "The Things",
"le cose". Questi esseri sarebbero stati molto semplici e primitivi,
sfortunati incroci tra umani e animali, sfruttati dagli Atlantidi
quali servi, o meglio declassati appunto allo stato di
oggetto, di "automi". Secondo Cayce,
sarebbero state tali disparità sociali e morali, unite alla frenetica ricerca
di più tecnologia, potere, agi e ricchezze, che causarono la fine
di Atlantide. "Questo pianeta
ha un suo Karma preciso - soleva dire Cayce - e
quello che sta accadendo oggi alla nostra società è accaduto già ad
Atlantide". Platone in effetti
scrisse che "... quando la divina scintilla iniziò a dileguare dai cuori
degli Atlantidi, e a confondersi con la loro parte
umana, quest'ultima cominciò a prendere il
sopravvento: divennero indegni della loro fortuna, presi da una gretta avarizia
e dalla brama di potere. Zeus, signore degli dei,
rendendosi conto che una nobile stirpe era miseramente degenerata e intendendo
per ciò punirla, perchè potesse ravvedersi, chiamò allora a raccolta gli dei, e
parlò loro..." Zeus, il padre degli dei, il cui
simbolo era l'aquila, è per molti versi accostabile al severo dio
sumero Enlil. Difatti il quadro
inizia a chiarirsi tramite un attento riesame del materiale di
Cayce e di Platone analizzato e confrontato con gli studi
di Zecharia Sitchin.
Sitchin, docente universitario ed esperto di lingue
semitiche, sostiene ormai da anni che alcune tavolette sumere
descrivono la storia di una antica colonizzazione
della Terra ad opera di visitatori extraterrestri chiamati Nephilim.
Questi provenivano da un pianeta chiamato Nibiru, il
quale circolerebbe attorno al nostro Sole in una lunga
rotazione orbitale di 3.600 anni. Gli abitanti di Nibiru
erano, guarda caso, divisi in due categorie: gli
spirituali (ma dispotici) Nephilim, probabilmente
biondi, e gli Annunaki "dai capelli scuri",
a cui toccavano i lavori più ingrati, nella fattispecie scendere sulla Terra ed
estrarre dei minerali preziosi necessari alla loro tecnologia. A capo della
spedizione sulla Terra vi è il dio Enki (chiamato
anche Ea), mentre sul pianeta Nibiru
regnava il "dio del cielo" Enlil. Dopo un
po' gli Annunaki, stanchi dei lavori massacranti, si
ribellano, dando luogo ad un'autentica battaglia con i Nephilim.
Nella Bibbia esistono evidenti riferimenti - per quanto fugaci - ad una rivolta
degli angeli contro il "dio dei Cieli", ribellione citata anche negli
antichi testi egizi e in quelli Vedici (lotta tra Deva e Asura)
e persino in quelli nordici (guerra tra Asi e Vani).
L'angelo ribelle "caduto" sulla Terra e divenuto "Lucifero"
in realtà non sarebbe altri che lo stesso
Enki. A lui infatti viene
attribuita la nascita del primo essere umano e l'avvertimento di
Noè/Utnapishtim prima del
diluvio, mentre per i Greci artefice di entrambe le cose fu Prometeo, semidio
spesso identificato con Lucifero perchè "rubò il fuoco agli dei per dare
vita all'uomo". Il termine Lucifero deriva da Lux Infer,
portatore di luce.
La guerra tra dèi
Ma perchè si arrivò alla creazione dell'essere umano? Stando ai
Sumeri, dopo reiterati e durissimi scontri (in cui secondo
il Mahabarata vennero usate
armi high-tech) e moltissime vittime, Enki promosse
una tregua, offrendo nel contempo anche una soluzione al problema causa del
conflitto. A lavorare nelle miniere, d'ora in avanti, sarebbe stata una nuova
razza, da loro creata all'uopo. Le tavolette sumere
descrivono con minuzia di particolari i tentativi di
Enki di creare gli esseri umani, con l'aiuto della sorella
Nin Hur Sag,
la signora della montagna, detta anche Nit-Ti,
signora della vita, visto che "dirigeva il settore medico": forse
un'esperta in biogenetica. Essi presero delle semplici creature animali e
mescolarono il loro DNA divino con quello delle cavie. I primi tentativi
diedero origine a mostri terrificanti, metà uomini e metà animali, che
continueranno a circolare per parecchi secoli. Forse
creature favolose come il minotauro e i centauri,
nonchè divinità egiziane come Anubi
e Horus, nacquero da questo tentativo mal riuscito
della biologa Nin Hur
Sag. D'altronde ancora oggi gli Ebrei temono la terribile
Lilith, il cui nome deriva dalla radice Lil',
che vuol dire demone. Lilith è definita "Madre
di tutti i mostri", perchè la tradizione vuole che ogni creatura demoniaca
sia nata da lei. Anche la dea-madre
sumera Tiamat era definita
"colei che genera mostri". Che sia un
ricordo atavico dei terribili esperimenti della biologa atlantidea?
Un'ultima nota: un altro appellativo di Nin
Hur Sag era "Signora della
Montagna". Platone non aveva affermato che la bella
Clito di cui si era invaghito Poseidone
abitava sulla più alta montagna di Atlantide? Sia
come sia, alla fine l'ingegneria genetica Nephilim/
Annunaki ebbe successo e nacque
Adamo. O meglio "Adam", una creatura ermafrodita che poi
verrà scissa in maschio e femmina. Le sue fattezze sono
perfette, inequivocabilemte umane. E
i "Servi del Signore" iniziano la loro vita di duro lavoro nelle
miniere e anche altrove. Tutti sono soddisfatti, Nephilim
e Annunaki. Gli uomini un po' meno.
Enki, non più vincolato al suo compito di "capo
cantiere minerario" inizia a dedicarsi allo sfruttamento
delle risorse ittiche, e in breve i Sumeri, invece
che come divinità sotterranea e delle ricchezze nascoste, lo idolatrano
quale dio del Mare. A questo punto, nella nostra mente si saranno già accese
quattro o cinque lampadine. Ma Platone non sosteneva
che Atlantide era ricca di Miniere? Allora forse si
trattava del continente abitato da Annunaki e
Nephilim. E non vi regnava sovrano
Poseidone? Certo: a Platone fu detto che il
continente era governato dal dio del Mare, ossia Enki,
ma Poseidon era l'unico dio oceanico che il filosofo
greco conoscesse. Sempre per i Greci,
Ade era dio dell'aldilà, il regno sotterraneo dei morti.
Eppure Ade, ribattezzato più tardi
Plutone dai Romani, veniva
venerato anche come dio della ricchezza del sottosuolo. Il
che vuol dire oro e miniere. E, naturalmente, Plutone
e Nettuno erano fratelli, secondo il mito.
Perchè ancor oggi immaginiamo il "diavolo" nel
sottosuolo armato di tridente, se questo era il simbolo di Poseidone?
Probabilmente perchè si trattava della stessa divinità,
Enki, il sovrano sceso dalle stelle i cui culti (dio del
sottosuolo e del mare) finirono per scindersi col passare del tempo. Una
prima conferma? Il diavolo è solitamente raffigurato con il volto di caprone.
Ebbene, per i Sumeri il dio dalle
fattezze di capro era Enki, tanto che la
costellazione del Capricorno è nata per rappresentarlo mentre esce dal mare,
mezzo capro e mezzo pesce. E ancora: in India
una delle divinità più antiche è Siva, dio dei morti,
degli inferi, ma anche del mare e dei fiumi, tanto che il Gange scaturirebbe
dalla sua testa. Il suo simbolo? Un tridente, naturalmente. E,
sempre per caso, Siva è sposato con
Kali, nata e vissuta sull'Himalaya,
tanto che uno dei suoi appellativi era "Signora della Montagna".
Dietro questa pletora di divini nomi, insomma, si nascondono un singolo
regnante extraterrestre e la sua compagna. Cosa dire invece riguardo
gli esperimenti mal riusciti di Nin
Hur-Sag? Erano quelle creature mostruose, per metà
animali, le "Cose" di cui parlava Cayce? Possibile,
anche perchè le leggende dei Nativi Americani lo confermerebbero: "Secoli
addietro avevamo un corpo metà uomo, metà animale. Poi
intervennero gli dei, e lentamente perdemmo pelame, piumaggio, zoccoli e corna,
fino a diventare umani". Forse la povera biologa Nin
Hur Sag, la
"perfida" Lilith, aveva la coscienza un po'
sporca per tutti gli esperimenti fatti, e vi pose rimedio. Persino
Cayce sostiene che le "Cose" degli
Atlantidi diventarono via via più
umane. Enki in seguito aiutò gli uomini a scampare
alle ire di Enlil, che non
potendosi sfogare sugli Annunaki decise di
perseguitare i poveri umani. Lo studioso anglosassone Sir
Laurence Gardner fa notare
come, nella Bibbia, si sia creata una tremenda confusione a questo punto:
Jahvè si comporta da schizofrenico, dato
che in certi momenti si fa in quattro per salvare il popolo ebraico e in
altri cerca di distruggerlo con ogni mezzo. In realtà il testo originale usa
due nomi distinti: El Shaddai
(Jahvè) e Adon (Signore), termini che in realtà
indicano Enlil e
Enki: due "divinità" ben diverse e contrapposte,
insomma, poi "unificate" dai cattolici per evitare domande
imbarazzanti. Enlil, dio del cielo (poichè abita
ancora su Nibiru) viene
spesso rappresentato da un aquila, mentre l'ittico Enki
viene simboleggiato da animali marini: delfini, cetacei, o persino mitici
dragoni. La contrapposizione tra Aquila e Serpente-Dragone si riaffaccia in
tutte le mitologie: Horus il falco contro
Seth il serpente, Ercole (figlio di Zeus) e l'
Hydra, l'Aquila dei Romani contro il dragone dei
Celti, per finire alle rappresentazioni bibliche di Satana
contro San Michele. Ancora oggi, sulla bandiera nazionale del Messico appare
un'aquila che ghermisce tra gli artigli un serpente, in
riferimento ad un antico mito Maya. Poi, l'irreparabile. Sembra che gli
Annunaki, ormai con tanto tempo libero a disposizione,
costruissero apparecchiature sempre più complesse e dotate
di un'energia pericolosa ed instabile, nel tentativo di acquisire più agi e
ricchezze. Secondo Cayce, fu l'estrema dissolutezza
dei "seguaci di Belial" - forse gli stessi
Annunaki - a portare il continente alla rovina. Essi
alterarono le leggi della natura con i loro potenti macchinari, e la Terra
reagì bruscamente, spostando il proprio asse magnetico.
Secondo alcuni il cataclisma venne causato dalla
caduta di un enorme asteroide, secondo altri da una serie di terremoti: poco
importa la causa. Il risultato fu che l'asse terrestre si inclinò
di parecchio, e forse la stessa Terra si avvicinò maggiormente al Sole,
restringendo la propria orbita. Sta di fatto che i ghiacci dei poli vennero a
trovarsi sotto i raggi cocenti del sole diretto, e in breve tempo si
sciolsero. Dopo i tremendi terremoti di assestamento
planetario, Atlantide dovette subire dunque anche una
spaventosa inondazione, che venne ricordata poi come diluvio universale.
Secondo i Sumeri, Enki
avvertì appena in tempo Utnapishtim (il
Noè sumero) di salpare, prima che
il diluvio giungesse. Dall'alto delle loro navi stellari,
Nephilim ed Annunaki osservarono
sgomenti la vita venire distrutta nel pianeta
sottostante. Le alte torri dorate di
Atlantide svanivano ingoiate dai flutti, mentre ridenti
città e verdi pascoli furono annientati in un attimo. I Sumeri
narrano che persino l'implacabile Enlil, il
vendicativo "dio degli eserciti", quel giorno si commosse, forse
scosso dall'intensità distruttiva della natura. La stessa Bibbia afferma che
quando il diluvio cessò e le terre riemersero, Jahvè
scese dal cielo e giurò a Noè e alla sua stirpe che
mai più avrebbe perseguitato il genere umano. Solo
fantascienza? Chissà. Fa pensare, però, che in numerosi casi, gli ET
nordici avrebbero affermato di dover aiutare gli
esseri umani per un debito karmico, perchè "I
nostri antenati fecero del male ai vostri, e ora dobbiamo ripagare il danno
fatto". I biondi Nephilim si sentono
responsabili delle antiche ire di Enlil?
Se così fosse, sarebbe un bellissimo gesto da parte
loro. Chissà se un domani anche noi "umani" ci
mostreremo altrettanto saggi con chi ha patito per colpa nostra.