1962: la radio echeggia le note di Louis Armstrong, mentre Hollywood
sforna La conquista del West con James Stewart, Lawrence D'Arabia con
Peter O'Toole, Cento ragazze e un marinaio con Elvis Presley,
e Il Giorno più Lungo, con John Wayne e Robert Mitchum.
Oltre ai pionieri del West e agli eroi dell'ultimo conflitto
mondiale, musicals spumeggianti e commedie brillanti,
fatti apposta per dimenticare la guerra. Norma Jean Baker Mortenson, in arte
Marilyn Monroe, sembrava la "medicina" perfetta per il morale degli USA.
Allegra, prorompente, piena di vita, incarnazione della "Fidanzata
d'America", Marilyn non solo era destinata a far
perdere la testa all'uomo medio, ma doveva, con i suoi comportamenti eccentrici
e il suo sex appeal, esorcizzare lo spettro nucleare e la guerra fredda.
1962: il corpo esanime di Marilyn viene
scoperto tra le lenzuola rosa del suo letto. Il sogno si trasforma in un
incubo. Sul comodino, diverse boccette di pillole vuote.
La stampa parla subito di suicidio, e la notizia fa il giro del mondo.
I primi sospetti " Suicidio un corno", tuona l'ex marito di Marilyn, Bob Slatzer. "L'hanno uccisa. Sapeva troppo". La diatriba è recente, e
scuote come un terremoto chi ci ha sempre creduto. Slatzer
sostiene che la fine di Marilyn sa di servizi segreti
e di cover up. Ma perchè sarebbe stata uccisa? Forse
all'origine c'è il rapporto sentimentale che la legava all'allora Presidente
degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy e a qualcosa che Kennedy
le rivelò: un segreto di stato terribilmente scottante,
e che i servizi vollero, con la sua morte, seppellire definitivamente? Secondo
alcuni rivelatori e insiders, il predecessore di
Kennedy, Eisenhower, avrebbe
incontrato una delegazione aliena nel 1954, nella base aerea di
Muroc. Da allora (probabilmente da una decina d'anni prima)
il problema UFO sarebbe stato gestito dalle massime cariche dello Stato. Logico
che anche il successore di Ike fosse a conoscenza del problema. Kennedy dunque
sapeva? Lo attestano alcuni documenti siglati MJ-12. Anzi, Kennedy
sarebbe entrato a far parte del novero di "chi sa" nell'immediato
dopoguerra, prima come esperto di intelligence della
Marina, poi come Congressman del Massachusetts. Ma
mentre Eisenhower lasciava carta bianca alla CIA,
Kennedy pretendeva il controllo assoluto su ogni meccanismo
di intelligence. Inoltre, in più di un discorso egli
fece intendere che credeva nella vita extraterrestre e
nel diritto dei cittadini di sapere la verità.
Qualcosa dallo spazio
La relazione fra John Kennedy e la Monroe era iniziata nel
'54. Un vero colpo di fulmine. Una storia fatta di incontri
clandestini al Carlyle Hotel di New York.
Politicamente, imbarazzante. Quando Kennedy chiese al
fratello Robert di "consolarla e farle
dimenticare il Presidente", Marilyn - una donna
per nulla uguale al clichè di bionda svampita per eccellenza - se
ne accorse. E non le sfuggirono, probabilmente, i viaggi
improvvisi di John verso mete lontane, basi
dell'aeronautica nel deserto del Nevada (come l'Area
51) per vedere "qualcosa proveniente dallo spazio", come
risulterebbe da conversazioni telefoniche della stessa Monroe
intercettate dai servizi. Ed ecco i suoi pianti, il suo
terrore di rimanere sola, la minaccia quasi infantile di rivelare tutto ciò che
sapeva alla stampa, se l'avesse lasciata anche Robert,
di cui infine si era innamorata. Avrebbe detto tutto. Anche il terribile segreto.
Una morte atroce
Due giorni dopo quella telefonata di sfogo in cui minacciava di parlare
di UFO e alieni alla stampa, la notte tra il 4 e il 5 Agosto
1962, Marilyn fu trovata morta nel suo appartamento al 12305 Fifth Helena
Drive, a Brentwood, Los Angeles. Avrebbe ingerito
pillole di barbiturici, a dozzine, senza ingerire neppure un goccio d'acqua.
Deceduta ufficialmente a mezzanotte, l'ambulanza viene
chiamata solo alle 3.30. Giunti sul luogo, il paramedico e l'autista
dell'ambulanza, James Hall, le danno dell'ossigeno. È
vicina al coma. Si riprende, le torna il colorito in
viso. Stanno per portarla via con la barella per trasportarla in ospedale, quando
arriva il suo psichiatra, il dottor Ralph Greenson (morto nel 1979), che li allontana, si china su
Marilyn e le pratica una violenta iniezione intracardiaca, spezzandole una costola. Marilyn
muore in pochi istanti. I paramedici sono esterrefatti: hanno appena assistito
ad un omicidio. Lui è il dottore, loro poco più che
infermieri, non possono protestare. Ma cosa
c'era nella siringa? Il certificato di morte, stilato dal dottor
Thomas Noguchi (il coroner - medico legale - più famoso di Hollywood, scomparso
recentemente), attesterà che l'attrice è morta per avvelenamento da
barbiturici, solamente, non ingeriti, anche se sul corpo non vennero
riscontrati segni di punture. Di Nembutal non si
trova traccia nel fegato o nello stomaco. Solo nel sangue. Come le fosse stato
iniettato in vena. O direttamente nel cuore. Effetto
immediato. Alle 4.00 del mattino l'autoambulanza viene
mandata via. Vuota. Il corpo della Monroe è ancora in
casa. Prima di andarsene, l'autista vede giungere sul luogo un agente di
polizia e un uomo in abiti civili. Lo riconosce: è Peter
Lawford (morto nel 1984), cognato di John Kennedy. Alle 4.24 l'agente
di polizia Jack Clemmons viene chiamato dal dottor Greenson. L'attrice si
è suicidata, dice. Al suo arrivo Clemmons
trova la signora Eunice Murray, governante della
Monroe e Greenson, il quale con
voce stridula lo incita più volte a scrivere la parola "suicidio" nel
suo rapporto. Ma a Clemmons i conti non tornano. Le versioni della Murray e di
Greenson non coincidono, e nel corso degli anni cambieranno
considerevolmente. Gli viene detto che l'attrice è
morta a mezzanotte, perchè aspettare oltre quattro ore, con un corpo senza vita
in casa, prima di dare l'avviso e chiamare la polizia? E
perchè, se come afferma Greenson, Marilyn
per suicidarsi si era chiusa in camera e lui per entrare aveva sfondato la
finestra, i vetri rotti si trovavano fuori in giardino e non dentro, sul
pavimento? Clemmons non trovò risposte ai suoi dubbi.
Il diario di Marilyn, a cui lei stessa avrebbe
accennato nella sua telefonata, pieno di argomenti
scottanti e dichiarazioni esplosive, venne rinvenuto sul luogo e posto nella
cassaforte dell'ufficio del coroner,
Noguchi). Il giorno dopo era svanito. Mentre
avrebbe fatto testo il referto autoptico addomesticato (che avvalora la tesi
del suicidio mediante ingestione di 47 pillole di barbiturici) redatto da
Theodore Curfey. Presente
all'autopsia, il vice coroner Lionel
Grandison avrebbe testimoniato che ad occultare le
prove sarebbe stato proprio il suo capo, il coroner
di Los Angeles, Theodore Curfey.
La stessa notte della morte di Marilyn, una macchina
governativa con a bordo il senatore Bob
Kennedy fu fermata da un agente della stradale,
Lynn Franklin, a pochi chilometri dalla casa dell'attrice.
La macchina andava a 120 Km orari in una zona il cui limite di velocità era di
soli 40. L'agente riconobbe subito il senatore Kennedy,
seduto sul sedile posteriore, al volante c'era Peter
Lawford, e accanto il dottor Greenson. I tre erano tesi, il volto madido di sudore.
Avevano fretta. Dove era appena stato Bob
Kennedy? A cosa aveva assistito?
Uno scenario allucinante
Secondo la ricostruzione dei ricercatori (e degli investigatori incaricati da
Slatzer), sarebbe ipotizzabile il seguente scenario. Quella
sera Bob Kennedy si era recato a
parlare con la Monroe, forse per dirle che anche lui,
come il fratello, aveva intenzione di rompere la relazione. Sembra che
tutti desiderassero Marilyn,
ma che nessuno riuscisse a starle vicino per più di tanto. La reazione
dell'attrice probabilmente fu terribile. È possibile che Marilyn,
di temperamento esplosivo, avesse deciso di convocare
la stampa e dire tutto. Sarebbero allora intervenuti gli
uomini dell'intelligence che, dopo aver allontanato il fratello del Presidente
per evitare ogni complicazione, le iniettarono una prima dose di
Nembutal. In fondo era la prassi, trattandosi di sicurezza
nazionale. Poi si allestisce lo "scenario" del suicidio con tanto di
flaconi vuoti di pillole, ma dimenticando di porre una
brocca o un bicchiere d'acqua. "Marilyn non
riusciva a prendere neanche una piccola pillola per il mal di testa, senza un
paio di bicchieri d'acqua", afferma chi la conosceva bene. Insomma, la
tesi del suicidio non regge. La morte della
Monroe sconvolse i due fratelli Kennedy,
che non potevano attendersi un intervento così drastico
da parte dei servizi segreti nel loro privato. Non a caso, poco dopo l'accaduto il Presidente John
Kennedy affermò: "lo stesso ufficio del Presidente
viene usato per sovvertire i diritti dei cittadini, ed è mio diritto renderlo
noto". Tra Kennedy e i servizi
andava avanti un braccio di ferro iniziato quando il
Presidente destituì Allen Dulles
dalla carica di capo della CIA. E probabilmente uno
degli argomenti di contrasto erano gli UFO. Forse la Monroe
stava per rivelare cosa veniva custodito nell'Area 51?
Come avrebbero reagito i media, di fronte a un
testimone così in vista? Come insabbiare tutta la faccenda? Tappandole la
bocca.
Le tesi di John Lear e M. W. Cooper
Forse John Kennedy aveva deciso che il
prezzo del silenzio era diventato troppo alto, e che c'era solo un modo per
evitare che i servizi segreti e alcuni gruppi ombra
acquisissero troppo potere: dire tutta la verità sugli UFO. Questa è più di una
teoria, secondo John Lear, pilota aeronautico ed ex agente CIA, e figlio di William Lear,
magnate dell'industria Lear Jet. Noto in ambiente
ufologico per le sue rivelazioni sul cosiddetto Patto
Scellerato (accordo che un governo ombra, il Gruppo MJ-12, avrebbe stipulato
con gli alieni all'insaputa degli elettori) Lear fu
contattato da un ufficiale della Marina USA, Milton William
Cooper, il quale raccontava di aver visto documenti
militari concernenti gli UFO nel 1966, quando era di servizio sul sottomarino
dell'US Navy USS Tiru. Nel
1988, allontanato dal servizio per aver divulgato fatti coperti da segreto
militare e aver parlato con il ricercatore Stanton
Friedman, nei mesi seguenti Cooper
vuotò il sacco, e su un sito Internet parlò di tutti i documenti governativi
top secret riguardanti gli UFO da lui personalmente
visionati. Lear avallò gran parte delle sue
rivelazioni. Nel 1988 decaddero i diritti sul famoso spezzone filmato
di Abraham Zapruder, il
cineoperatore che involontariamente impresse in 26 secondi di pellicola la
morte del Presidente Kennedy. Così C. Hansson, un ricercatore indipendente che investigava sul
caso JFK già da parecchio, lo incorporò in un suo documentario intitolato The
Truth Betrayed: Dallas Revisited. Sempre alla ricerca di finanziamenti per le sue
indagini, Hansson spedì una copia del documentario a John Lear. Lear
iniziò ad appassionarsi al caso JFK, e Cooper gli
disse di conoscere il motivo per cui sarebbe stato
organizzato l'attentato: Kennedy avrebbe minacciato
alcuni esponenti dell'intelligence di "voler dire al pubblico tutta la verità
sugli UFO, e così il MJ-12 decise di farlo fuori". Cooper
sosteneva di aver visto documenti timbrati MJ-12 che narravano con dovizia di
particolari come l'assassinio fosse stato pianificato
ed eseguito da uomini dei servizi. Quello stesso anno Lear
mostrò il documentario di Hansson nel corso della
riunione annuale degli ex agenti dei servizi segreti USA, che si tenne a Las
Vegas, chiedendo ai colleghi: " se ipoteticamente
i vostri superiori vi avessero ordinato di uccidere il Presidente degli Stati
Uniti, avreste obbedito?" Quattro persone alzarono la mano. Forse il
terribile segreto di Marilyn fu lo stesso che causò
la morte di un Presidente giunto alla decisione di rendere noto
"Il Grande Annuncio". E questo certamente
non piacque a qualcuno. Non sapremo mai la natura dei segreti racchiusi nel
diario rosso di Marilyn. Ma
quelle pagine bruciano ancora, come pagine di storia mai scritte. Bruciano,
come una verità ancora coperta da un'orribile "ragion di stato".