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I miti dei Maya Quiche'
Imponenti montagne torreggiano
al di sopra della lussureggiante giungla messicana. Tra il
verde, incredibili bassorilievi e statue in pietra si ergono maestose,
illustrando favolosi miti del passato e future profezie. Il Messico possiede
una narrativa folkloristica e un corpus mitologico unici al mondo, corroborati
dalla più impressionante serie di città, monumenti e bassorilievi mai
sviluppati da una civiltà occidentale non europea.
Nell'epoca precolombiana il Messico aveva visto la fioritura di importanti
gruppi etnici, come quelli degli Olmechi, dei Chichimechi, dei Toltechi e degli
Aztechi. Nella penisola dello Yucatàn si era anche sviluppato il "Nuovo
Impero" Maya, strutturato in una sorta di federazione denominata Mayapàn.
Ancora oggi, il Messico sembra avvolto da un'aura mistica, in cui sacro e
profano, realtà e leggenda si fondono. E tutto diventa possibile. "La
superficie della Terra non era ancora apparsa. V'erano solo il placido mare e
la grande distesa di Cielo... tutto era buio e silenzio". Così inizia il
Popol Vuh, il libro sacro dei Maya Quichè che narra degli albori dell'umanità.
Solo il Creatore (Gucumatz) e la Creatrice (Tepeu) erano nell'acqua,
"circondati dalla luce". Essi si incontrarono e parlarono a lungo, e
alla fine presero la decisione di creare l'uomo prima dell'alba, aiutati dal
dio supremo Huracàn, il Cuore del Cielo. Gucumatz e Tepeu - verosimilmente
delle entità extraterrestri - fecero emergere la terraferma dalle acque, e
presto le montagne e le valli si ricoprono di boschi ed erba. Poi vennero
creati anche gli animali, e Gucumatz e Tepeu chiesero loro di lodare e benedire
i nomi degli dèi, del Cuore del Cielo e del Cuore della Terra. Ma gli animali,
ahimè, difettavano di linguaggio: "essi non possono pronunciare i nostri
nomi, questo non è un bene". Gli ET decisero allora di creare l'uomo,
probabilmente attraverso un intervento di ingegneria genetica: "proviamo
ancora! L'alba si avvicina, facciamo colui che ci nutrirà e ci sosterrà.
Creiamo degli esseri obbedienti". In queste parole traspare il vero intento - tutt'altro che generoso - dei
"Creatori" alieni: quello di costruirsi degli abili schiavi. Così
dalla Terra e dal fango fecero la carne dell'uomo, ma non andava bene: si
squagliava, era molle, non si muoveva bene, non aveva forza e cadeva spesso. La
sua testa era ciondolante e la sua vista confusa. Inoltre, benchè parlasse, era
privo di intelligenza. "Le nostre creature non sono in grado di camminare
nè di moltiplicarsi. Proviamo ancora", dissero i creatori. Così
distrussero gli esseri di fango. Allora per realizzare le nuove entità usarono
il legno (probabilmente è un simbolismo dei diversi materiali chimici usati
negli esperimenti genetici). Le creature lignee si muovevano e procreavano, ma
non avevano intelligenza. La loro pelle era gialla, la carne secca, non avevano
sangue nè sudore, erano privi di forza e, non ricordando chi fossero i loro
creatori, si rifiutavano di adorarli. Questi "furono i primi uomini che
popolarono la Terra in gran numero". Ma l'Iras Dei non si fece
attendere: "un diluvio fu suscitato dal Cuore del Cielo, che si abbattè
sulle teste delle creature di legno". Una pesante resina cadde dal cielo,
la faccia della Terra si oscurò e tutti gli esseri lignei perirono sommersi dal
diluvio. Infine, appena prima dell'alba (perchè il Sole ancora non c'era), la
razza umana venne creata usando del mais bianco e mais giallo. "Non
nacquero da donna... Essi furono generati dalla Creatrice e dal Creatore. Solo
per un miracolo, per mezzo dell'incantesimo, furono creati...". È chiaro
che il Popol Vuh vuole sottolineare il fatto che non si trattò di una nascita
"naturale".
Finalmente l'ingegneria genetica
aliena dà i risultati sperati. Furono quattro i primi uomini creati dagli dèi:
Balam-Quitzè, Balam-Acab, Mahucutah, Iqui-Balam. Questi poi si unirono
carnalmente a quattro donne, create artificialmente per loro: da esse nacque la
stirpe degli uomini. Il Popol Vuh descrive questi primi esseri umani come
davvero speciali: "furono dotati di intelligenza, potevano vedere lontano,
riuscivano a sapere tutto quel che è nel mondo. Quando guardavano,
contemplavano ora l'arco del cielo ora la rotonda faccia della Terra..."
(i Maya sapevano anche che la Terra era sferica, dunque). Contrariamente ai loro
predecessori, gli esseri umani ringraziarono sentitamente gli dei per averli
creati. Ma anche stavolta i creatori si indispettirono. "Non è bene che le
nostre creature sappiano tutto, e vedano e comprendano le cose piccole e le
cose grandi". Gli dei tennero dunque consiglio: "Facciamo che la loro
vista raggiunga solo quel che è vicino, facciamo che vedano solo una piccola
parte della Terra! Non sono forse per loro natura semplici creature fatte da
noi? Debbono forse anch'essi essere dei? Debbono essere uguali a noi, che
possiamo vedere e sapere tutto? Ostacoliamo dunque i loro desideri... Così i
creatori mutarono la natura delle loro creature. Il Cuore del Cielo soffiò
nebbia nei loro occhi, e la loro vista si annebbiò, come quando si soffia su
uno specchio. I loro occhi furono coperti, ed essi poterono vedere solo quello
che era vicino, solo quello che ad essi appariva chiaro".
La creazione dell'uomo.
Esistono nel Popol Vuh moltissimi paralleli con le leggende sumere riportate da Zecharia
Sitchin, e persino con i racconti biblici. Secondo i Sumeri, gli
"dei" Nephilim provenienti dal pianeta Nibiru tentarono di creare
geneticamente degli uomini che li servissero e li adorassero. Dopo alcuni
tentativi vi riescono, ma l'uomo è troppo simile a loro, troppo intelligente:
come recita il Popol Vuh, possono "vedere le cose lontane" (una
specie di remote viewing?) e "comprendere la natura delle cose",
forse una sorta di telepatia o capacità di visualizzare le aure energetiche
degli esseri viventi. Persino le leggende bibliche inerenti la cacciata di
Adamo ed Eva dall'Eden si riferirebbero a questo: il "peccato
originale" sarebbe stato l'essere diventati troppo simili agli
"dei", che invece li volevano schiavi. Dopo che Adamo ed Eva
assaggiarono il frutto proibito, "il Signore Dio disse: ecco, l'uomo è
diventato come uno di noi". A parte il plurale (l'originale recava
"gli Elohim" e non "Dio"), dal testo traspare la
preoccupazione di chi vede la propria supremazia messa in discussione. I Nephilim
allora tolsero agli uomini tali capacità, rendendoli mentalmente
"limitati", malessere che ci affligge tutt'ora. Per il contattato
Alex Collier, gli alieni ci resero "stupidi" modificando il nostro
DNA per poterci controllare meglio e per impedire eventuali ribellioni. Secondo
il Popol Vuh, molti uomini vennero generati, ed essi si moltiplicarono
nell'oscurità e nel freddo. Infatti non erano ancora stati fatti nè il Sole nè
la luce: "non ci abbandonate, o dei che siete in Cielo e in Terra! Fate
venire l'alba, fate venire il giorno!"; pregavano i Maya Quichè. Ci furono
delle lotte per il possesso del fuoco tra gli uomini, poichè il segreto della
sua accensione era noto a pochi.
Probabilmente la Terra era collocata in un'orbita tanto distante dal Sole che esso non era
neppure visibile, oppure il tempo di rivoluzione del pianeta era uguale a
quello della sua rotazione, al che una parte di esso (incluso il Sud America)
era sempre in ombra. Questa teoria sembrerebbe confermata da una leggenda delle
isole della Melanesia (Oceania), dove evidentemente avevano il problema
opposto: secondo i miti locali, infatti, "in principio sulla terra c'era
la luce perenne. Poi un eroe, Quat, si recò ai confini del cielo per strappare
un pò di oscurità alla notte e e farne dono agli uomini, oppressi da un gioprno
senza fine". Insomma, sempre giorno su un lato del globo e sempre notte
nell'altro dove risiedevano Aztechi e Maya. Poi, narrano i Quichè, "infine
sorse il Sole, e l'umida e fangosa superficie della Terra si asciugò
all'istante. Il suo calore era insopportabile: certamente non era lo stesso
Sole che vediamo ora". Un mondo senza Sole, un mondo buio e freddo, in cui
il possesso del fuoco conferiva un'autorità quasi divina: ecco il mondo primevo
dei Maya Quichè. Si comprende dunque perchè i popoli amerindi avessero una tale
adorazione per il Sole, e perchè compissero, sulle loro piramidi, rituali così
crudeli e elaborati per mantenerlo acceso. Nella loro memoria ancestrale
permaneva la consapevolezza che la presenza dell'astro diurno nel cielo non era
scontata o certa. Ma chi o cosa provocò tali sconvolgimenti planetari? Fu forse
l'arrivo nelle nostre vicinanze del 10° pianeta del sistema solare, quello che
i Sumeri chiamavano Nibiru? Forse. Anche la fine dei quattro patriarchi Maya fa
pensare: i primi esseri creati dall'ingegneria genetica extraterrestre,
sentendo che la loro ora era giunta, salirono sulla cima del monte Hacavitz. Ma
non morirono: svanirono invece nel nulla, una volta in cima. "Non furono
sepolti dalle mogli nè dai figli, perchè non furono più visti quando
disparvero". Chi li prese? Forse un teletrasporto alieno? Certo, dopo
tante fatiche in laboratorio, gli ET avranno voluto tenersi il frutto del loro
lavoro.
Gli uomini pesce
Il parallelo tra mitologia sumerica
e Maya non finisce qui: alcune divinità Maya venivano definite Vinac-car, ossia
uomo pesce, dato che sorgevano dalle acque. E ancora oggi, nei bassorilievi
sumerici, sono visibili i loro dei, mezzi uomini e mezzi pesci. Gli Aztechi, un
popolo che nel 16° secolo vantava eserciti di migliaia di uomini, in salute e
armati di lance e frecce, nonchè una civiltà sofisticata ed evoluta, con città
dotate di impianti fognari e acqua corrente, furono annientati da un centinaio
di soldati spagnoli o poco più, malati, sporchi e male armati. Come fecero?
Semplice: gli Aztechi erano convinti che Hernàn Cortès fosse la reincarnazione
del loro dio Quetzalcoatl, alla cui descrizione corrispondeva perfettamente.
Molte leggende locali infatti parlavano di Quetzalcoatl, un dio che anticamente
insegnò ai loro antenati i rudimenti della civiltà (scrittura, semina, riti) e
che al momento di ritornare in cielo giurò loro che un giorno sarebbe tornato.
E Quetzalcoatl doveva somigliare davvero agli uomini di Cortès: era barbuto,
aveva la pelle bianca ed era rivestito da un'armatura brillante color argento.
È un dato statistico che i testimoni di incontri ravvicinati con alieni (siano
essi Grigi, Nordici o EBE) nel 50% dei casi affermano che gli ET indossavano
una tuta argentea simile a metallo leggero. Era questo il vero aspetto di
Quetzalcoatl? E se qualcuno obbiettasse che di extraterrestri barbuti oggi se
ne vedono pochi, ricordiamo che nei bassorilievi sumeri di cui parlavamo prima
gli dei venivano rappresentati sempre con fluenti barbe. Altro punto di riflessione
sono le caste guerriere di Aztechi e Maya. Nel Messico precolombiano vigevano i
clan dei guerrieri-aquila e dei guerrieri-giaguaro, mentre per quanto ci è dato
sapere i culti legati al serpente arcobaleno (il dragone) o agli insetti non
sfociarono nell'instaurazione di caste guerriere.
Divinità zoomorfe
Chi erano gli Uomini-Giaguaro e gli Uomini- Aquila? Erano loro i guerrieri che
combattevano secondo l'antica tradizione sciamanica dell'"agguato"di
cui parlava Castaneda? Raffiguravano così forse loro i guerrieri-sciamani
scolpiti nei bassorilievi mesoamericani chiamati "Danzantes"? Secondo
il Popol Vuh, i quattro patriarchi creati "per incanto" dagli dei
avevano altrettanti simboli totemici dipinti sui loro mantelli: un Giaguaro,
un'Aquila, e Insetti (Calabroni e Vespe). Il mito non parla di simboli
associati al quarto uomo, ma in un passo successivo del Popol Vuh, Balam-Quitzè
crea un quarto mantello che lascia in eredità ai figli: il Pizom-Gagal, la
"Forza Legata", la cui forma "era invisibile perchè il manto era
avvolto e non poteva essere aperto". Animali incredibilmente simili a
quelli che, secondo i racconti biblici, apparivano raffigurati sui "carri
di fuoco" di Jahvè: Leone, Aquila, Toro, Uomo. Simboli che sono precisi
riferimenti alle costellazioni. Dividendo lo zodiaco in 360°, le costellazioni
di Leone, Aquila, Toro e Acquario (che simboleggia l'uomo) risultano
distanziate fra loro di 90°, formando una specie di croce celeste. Che si
trattasse di un sistema di mappatura stellare usato da alcune razze ET? Ancora
oggi i nativi americani, durante le loro cerimonie, salutano le quattro
direzioni, mentre in oriente i Cinesi dividevano il cielo notturno in settori,
governati da altrettanti animali: Tigre, Fenice, Drago e Guerriero Nero. Il Messico
rimane ancora oggi una terra ricca di fascino e mistero. Nei cieli di Mexico
City vengono sovente avvistati e filmati oggetti volanti, mentre a Tepoztlan
Carlos Diaz afferma di avere avuto diversi incontri con creature di altri
mondi. Le sue foto di UFO restano fra le più affascinanti. "A vederli, gli
ET sembrano uomini e donne come noi: statura media, capelli castani - afferma
Diaz - anche questi esseri sono stati molto vicini all'autodistruzione in
passato, ma sono riusciti a correggere il tiro e a compiere i passi decisivi
per evitare il disastro. Mi hanno detto che noi possiamo imitare il loro
esempio, per il bene nostro e delle generazioni future". Ascoltando queste
parole viene da pensare che forse, dopo millenni, Quetzalcoatl è tornato davvero
dal suo popolo.
PABLO AYO
Su concessione di http://www.strangedays.it
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