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Pozzi sacri in Sargegna e Bulgaria (parte 1 di 2)
Pozzi sacri in Sardegna e Bulgaria, un collegamento ancora da spiegare.
Il passaggio dall'Età del Bronzo all'Età del Ferro coincise in Sardegna e in altre parti del Mediterraneo con una
rivoluzione culturale nel campo dell'architettura come della cultura materiale. Il periodo transitorio vide la
cessazione della costruzione di nuraghi e l'arrivo, o almeno l'inizio della formazione, di nuove tipologie costruttive
di culto. Nel X o nel IX secolo a.C. incominciò a svilupparsi la fisionomia dei cosiddetti Pozzi sacri o templi a pozzo.
I pozzi sacri - non numerosi come i nuraghi - sono costruzioni sotterranee, con la camera interna circolare costruita
con volta aggettante. Contrariamente all'opinione comune, essi non furono nuragici e, soprattutto, non furono una
specificità tutta sarda. La tipologia di fonte, o pozzo, o cisterna, seminterrati o sotterranei con copertura a cupola,
e a cui si accede tramite una scala, era diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo.
Si è spesso dibattuto se queste architetture sarde avessero ricevuto influssi da quelle micenee con copertura a cupola,
in contrasto con la tipologia delle abitazioni ed il loro raggrupparsi in nuclei urbani che si riscontra già in alcune
tombe di Creta. Nell'Egeo esistono almeno trenta esempi di cupola il cui diametro interno varia tra i 3,50 e i 5,50 metri,
ossia aventi dimensioni simili a quelle dei pozzi sacri sardi. Alcuni di questi esempi sono le fontane e cisterne di forma
rotonda di Mirtos-Pyrgos, di Zakros, di Archanes, di Tilisso e di Karphi, tutte databili al 1415-1100 a.C., e comunque
anteriori alle strutture sarde.
Interessanti analogie formali e tecnico-strutturali con le cosiddette "fontane" micenee si possono individuare anche dal
confronto fra il mondo egeo-miceneo e quello ittita-anatolico. Una singolare fontana sotterranea è stata identificata a
Aghia Irini, a Kea. La fonte Perseia di Micene è la più famosa del genere; altri esempi simili sono a Tirinto, Atene, e
Corinto, tutti datati al 1340-1100 a.C. (Belli 1992). Il pozzo di Burana, nelle Cicladi, è ugualmente del tipo sardo: il
corridoio è orizzontale, ma la cupola è analoga, ossia ogivale aggettante, con apertura superiore (Djonova 1992, p. 592).
L'affinità delle strutture sarde con la fonte Perseia di Micene è marcata dalla lunga scalinata (99 gradini) con copertura
parabolica aggettante, molto simile a quella dei pozzi sacri "a toppa di chiave" (Belli 1992).
L'esempio più simile ai pozzi sardi, per dimensioni e morfologia, va però cercato in Bulgaria, a circa 200 km a nord dalle
coste della Tracia, nei pressi del minuscolo abitato di Gârlo, frazione di Breznik. Questo monumento bulgaro corrisponde
in particolare, nella struttura e nella forma, alla Funtana Coberta di Ballao. La scoperta del sito (nel 1981), lo scavo
archeologico e gli studi sul pozzo di Gârlo si devono alla professoressa Dimitrina Djonova, che nel 1983 poté recarsi in
Sardegna per visitare i pozzi sacri di Ballao e di Santa Cristina di Paulilatino.
In quella visita riscontrò diverse analogie architettoniche e le presentò nella monografia in lingua tedesca Megalithischer
Brunnentempel protosardinischen Typs vom Dorf Gârlo, bez. Pernik (Djonova 1983). Un suo intervento fece clamore nel 1987
in occasione del terzo convegno internazionale di Selargius (Djonova 1992), al quale però la studiosa non poté partecipare
di persona poiché il regime comunista le aveva negato il passaporto.
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