La sfera di Barumini in Sardegna, vicino a Cagliari, sta dando adito a pensieri e conclusioni del
tutto inaspettate. Nel 2003 è infatti stata ritrovata una sfera che a prima vista è stata
identificata come naturale dal Dott. Marco Antognini, ma Vitale Scanu autore di romanzi apprezzati
e articoli vari sulla Sardegna pone alcuni dubbi circa la naturalità dell'oggetto.
A tal proposito nella scheda riportiamo l'origine del ritrovamento, la teoria naturalistica e
la teoria antropica. In modo da poter lasciare libero il lettore di trarre le conclusioni su
tale sfera.
Era l’estate del 2003, quando un operaio edile, scavando nella roccia, con i denti della benna
urtò e spaccò in due un sasso di trachite chiara. Il suo occhio fu subito attratto da una
forma sferica, una metà della quale era rimasta in una parte del masso e l’altra metà nell’altro
pezzo. Scalpellando le due parti della sfera dai due pezzi di pietra e ricomponendole,
l’operaio notò che si trattava di una pallina pesante della grandezza di una palla da tennis,
all’interno della quale stava un’altra sfera più piccola perfettamente centrata nella prima,
dentro la quale si indovinava un’ulteriore sfera granulosa e iridescente, unita saldamente a
quella mediana e alla prima esosfera. Una sorta di matrioska a tre strati, insomma.
Il dott. Marco Antognini, curatore della parte mineralogica del Museo di storia naturale di Lugano,
geologo alla galleria del Gottardo, dopo un esame scientifico, anche se non approfondito, esprime
un referto naturalistico, ossia che si tratta di un nodulo polimetallico di origine naturale
proveniente da fondali oceanici, globuli che si formano per aggregazione principalmente di
manganese, ferro, calcio, stronzio, rame, nichel… senza comunque un apporto antropico.
Necessitano comunque altre informazioni per un responso definitivo: natura della roccia incassante,
giacitura del reperto, presenza o meno in loco di altri oggetti simili e soprattutto una particolare
indagine pedologica della zona. L’età di questo reperto è logicamente la stessa della formazione
geologica del 3955-barumini1masso che lo ingloba, in un contesto che racchiude anche numerosissimi
fossili marini. Io stesso ne ho trovati molti sia nel comprensorio di Barumini che nei "tacchi"
calcarei di Ísili. In particolare un pectinide di oltre 30 cm di larghezza e un bivalve di circa
dieci centimetri ai margini della strada per Bau Perdu. Ísili, in provincia di Núoro, si trova
attualmente a 523 m/sm, ma nel periodo miocenico dell’era cenozoica o terziaria, 24-14 milioni
di anni fa, il mare forgiava quei “tacchi”, e la melma dei fondali, solidificando, incassava
per sempre crostacei e bivalvi di vario genere. Barumini e anche Isili, in quel remoto periodo
geologico erano ricoperte dal mare. Alla fine dell’ultima era glaciale, dai 7 ai diecimila anni fa,
sotto l’effetto dello scioglimento dei ghiacci, il territorio giaceva sotto una coltre di 100 metri
d’acqua.
Già l’origine naturale di questo oggetto sferico è affascinante: tutta la Marmilla era mare.
Ma restano tuttavia alcuni dubbi sulla sua vera natura, originati dal fatto che sia un esemplare
unico e soprattutto che esso mostri come un rigagnolo di metallo solidificato che fuoriesce da un
"polo" e corre su un lato, dando l’idea di un versamento di sovraccolmo dall’interno, di fattura
non naturale. Esso è inoltre un esemplare unico, incassato in un masso di trachite. Questi
particolari accendono una spia importante: e se si trattasse di un manufatto di origine antropica?
Se fosse valida questa ipotesi, si tratterebbe evidentemente di un prodotto artificiale,
legittimando le più azzardate fantasie. Per la fabbricazione della sua forma sferica è necessaria
una matrice e nozioni fusorie e metallurgiche avanzate, non certo da primitivi. Ma come si concilia
la sua età di varie migliaia di anni con l'esistenza dell'uomo nella zona?