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Protovangelo di Giacomo
Il Protovangelo
di Giacomo (detto anche Vangelo di Giacomo e Vangelo dell'Infanzia di Giacomo)
è un testo apocrifo scritto in Greco e datato intorno al 150 d.c.
Il Vangelo si presenta scritto da Giacomo il Giusto, primo vescovo di Gerusalemme,
fratello di Gesù.
Del Proto-Vangelo esistono tuttora oltre 130
manoscritti in lingua greca, tra cui il più antico è il Papyrus
Bodmer 5, datato intorno al II secolo
d.C, conservato nella Bodmer
Library di Ginevra.
Il Protovangelo è stato tradotto in
Siriaco, Etiopico, Copto,
Georgiano, Paleo-slavo, Armeno, Arabo, Irlandese.
Natività di Maria santa genitrice
di Dio e gloriosissima madre di Gesù
Cristo.
Cap 1
[1] Secondo le storie
delle dodici tribù di Israele c'era un certo
Gioacchino, uomo estremamente ricco. Le sue offerte le faceva doppie, dicendo:
"Quanto per me è superfluo, sarà per tutto il popolo, e quanto
è dovuto per la remissione dei miei peccati, sarà per il
Signore, quale espiazione in mio favore".
[2] Giunse il gran
giorno del Signore e i figli di Israele offrivano le
loro offerte.
Davanti a lui si presentò Ruben, affermando: "Non tocca a te offrire per
primo le tue offerte, poiché in Israele non hai avuto alcuna discendenza".
[3] Gioacchino ne
restò fortemente rattristato e andò ai registri delle dodici tribù del popolo,
dicendo: "Voglio consultare i registri delle dodici tribù
di Israele per vedere se sono io solo che non ho avuto
posterità in Israele".
Cercò, e trovò che, in Israele, tutti i giusti avevano avuto posterità. Si ricordò
allora del patriarca Abramo al quale, nell'ultimo suo giorno, Dio aveva dato un
figlio, Isacco.
[4] Gioacchino ne restò assai rattristato e non si fece più vedere da sua
moglie.
Si ritirò nel deserto, vi piantò la tenda e digiunò quaranta
giorni e quaranta notti, dicendo tra sè;: "Non
scenderò n‚ per cibo, n‚ per bevanda, fino a quando il Signore non mi abbia
visitato: la mia preghiera sarà per me cibo e bevanda".
Cap 2
[1] Ma sua moglie
innalzava due lamentazioni e si sfogava in due pianti, dicendo: "Piangerò
la mia vedovanza e piangerò la mia sterilità".
[2] Venne il gran giorno del Signore, e Giuditta, sua serva le disse: "Fino a
quando avvilisci tu l'anima tua; Ecco, è giunto il gran giorno del Signore e
non ti è lecito essere in cordoglio.
Prendi invece questa fascia per il capo che mi ha dato la signora del lavoro: a
me non è lecito cingerla perché io sono serva e perché ha un'impronta
regale".
[3] Ma Anna rispose:
"Allontanati da me. Io non faccio queste cose.
Dio mi ha umiliata molto. Forse è un tristo che te
l'ha data, e tu sei venuta a farmi partecipare al tuo peccato". Replicò
Giuditta: "Quale imprecazione potrò mai mandarti affinché il Signore che
ha chiuso il tuo ventre, non ti dia frutto in Israele?".
Anna si afflisse molto.
[4] Si spogliò delle
sue vesti di lutto, si lavò il capo, indossò le sue vesti di
sposa e verso l'ora nona scese a passeggiare in giardino.
Vedendo un alloro, si sedette ai suoi piedi e supplicò il Padrone, dicendo:
"O Dio dei nostri padri, benedicimi e ascolta la mia preghiera, come hai
benedetto il ventre di Sara, dandole un figlio, Isacco".
Cap 3
[1] Guardando fisso
verso il cielo, vide, nell'alloro, un nido di passeri, e compose in se stessa
una lamentazione, dicendo: "Ahimè! chi mi ha
generato? qual ventre mi ha partorito? Sono
infatti diventata una maledizione davanti ai figli di
Israele, sono stata insultata e mi hanno scacciata con scherno dal tempio del
Signore.
[2] Ahimè! a chi somiglio io mai?
Non somiglio agli uccelli del cielo, poiché anche gli uccelli del cielo sono
fecondi dinanzi a te, Signore.
Ahimè! a chi somiglio io mai?
Non somiglio alle bestie della terra, poiché anche le bestie della terra sono
feconde dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio
io mai?
[3] Non somiglio a
queste acque, poiché anche queste acque sono feconde dinanzi a te, o Signore.
Ahimè! a chi somiglio io mai?
Non somiglio certo a questa terra, poiché anche questa terra porta i suoi
frutti secondo le stagioni e ti benedice, o Signore".
Cap 4
[1] Ecco, un angelo
del Signore le apparve, dicendole: "Anna, Anna!
Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai.
Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza".
Anna rispose: "(Com'è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io
partorirò, si tratti di maschio o di femmina,
l'offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua
vita".
[2] Ed ecco che
vennero due angeli per dirle: "Tuo marito Gioacchino sta tornando con i
suoi armenti". Un angelo del Signore era infatti
disceso da lui per dirgli: "Gioacchino, Gioacchino!
Il Signore ha esaudito la tua insistente preghiera. Scendi di qui.
Ecco, infatti, che Anna, tua moglie, concepirà nel suo ventre".
[3] Gioacchino scese, e mandò a chiamare i suoi pastori, dicendo: "Portatemi
qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto: saranno per il Signore, mio
Dio.
Portatemi anche dodici vitelli teneri: saranno per i sacerdoti e per il
consiglio degli anziani; e anche cento capretti per tutto il popolo".
[4] Ed ecco che
Gioacchino giunse con i suoi armenti.
Anna se ne stava sulla porta, e vedendo venire
Gioacchino, gli corse incontro e gli si appese al collo, esclamando: "Ora
so che il Signore Iddio mi ha benedetta molto.
Ecco, infatti, la vedova non più vedova, e la sterile concepirà nel
ventre". Il primo giorno Gioacchino si riposò in casa sua.
Cap 5
[1] Il giorno seguente
presentò le sue offerte, dicendo tra sè;: "Se il
Signore Iddio mi è propizio, me lo indicherà la lamina
del sacerdote".
Nel presentare le sue offerte, Gioacchino guardò la lamina del sacerdote.
Quando questi salì sull'altare del Signore, Gioacchino non scorse in
sè peccato alcuno, ed esclamò: "Ora so che il Signore
mi è propizio e mi ha rimesso tutti i peccati".
Scese dunque dal tempio del Signore giustificato, e tornò a casa sua.
[2] Si compirono intanto i mesi di lei.
Nel nono mese Anna partorì e domandò alla levatrice: "Che cosa ho
partorito?".
Questa rispose: "Una bambina".
"In questo giorno", disse Anna, "è stata magnificata l'anima
mia", e pose la bambina a giacere. Quando furono
compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi la poppa alla bambina e le
impose il nome Maria.
Cap 6
[1] La bambina si
fortificava di giorno in giorno e, quando raggiunse l'eta
di sei mesi, sua madre la pose per terra per provare se stava diritta.
Ed essa, fatti sette passi, tornò in grembo a lei che la riprese, dicendo:
" (Com'è vero che) vive il Signore mio Dio, non camminerai su questa terra
fino a quando non ti condurrò nel tempio del Signore".
Così, nella camera sua fece un santuario e attraverso le sue mani non lasciava
passare nulla di profano e di impuro. A trastullarla
chiamò le figlie senza macchia degli Ebrei.
[2] Quando la bambina
compì l'anno, Gioacchino fece un gran convito: invitò i sacerdoti, gli scribi,
il consiglio degli anziani e tutto il popolo di Israele.
Gioacchino presentò allora la bambina ai sacerdoti, i quali la benedissero,
dicendo: "O Dio dei nostri padri, benedici questa bambina e dà a lei un
nome rinomato in eterno in tutte le generazioni".
E tutto il popolo esclamò: "Così sia, così sia! Amen".
La presentò anche ai sommi sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: "O
Dio delle sublimità, guarda questa bambina e benedicila con l'ultima
benedizione, quella che non ha altre dopo di sè.
[3] Poi la madre la
portò via nel santuario della sua camera, e le diede la poppa.
Anna innalzò quindi un cantico al Signore Iddio,
dicendo: "Canterò un cantico al Signore, Dio mio, poiché mi ha visitato e
ha tolto da me quello che per i miei nemici era un obbrobrio: il Signore,
infatti, mi ha dato un frutto di giustizia, unico e molteplice dinanzi a lui.
Chi mai annunzierà ai figli di Ruben che Anna allatta?
Ascoltate, ascoltate, voi, dodici tribù di Israele:
Anna allatta!".
La pose a giacere nel santuario della sua camera e uscì per servire loro a
tavola.
Terminato il banchetto, se ne partirono pieni di allegria, glorificando il Dio
di Israele.
Cap 7
[1] Per la bambina
passavano intanto i mesi.
Giunta che fu l'età di due anni, Gioacchino disse a
Anna: "Per mantenere la promessa fatta, conduciamola al tempio del
Signore, affinché il Padrone non mandi contro di noi e la nostra offerta riesca
sgradita".
Anna rispose: "Aspettiamo il terzo anno, affinché la bambina non cerchi
poi il padre e la madre". Gioacchino rispose: "Aspettiamo".
[2] Quando la bambina
compì i tre anni, Gioacchino disse: "Chiamate le figlie senza macchia
degli Ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la
bambina non si volti indietro e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio
del Signore".
Quelle fecero così fino a che furono salite nel tempio del Signore.
Il sacerdote l'accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: "Il Signore
ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni.
Nell'ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele
la sua redenzione".
[3] La fece poi sedere
sul terzo gradino dell'altare, e il Signore Iddio la
rivestì di grazia; ed ella danzò con i suoi piedi e tutta la casa di Israele
prese a volerle bene.
Cap 8
[1] I suoi genitori
scesero ammirati e lodarono il Padrone Iddio perché la bambina non s'era
voltata indietro.
Maria era allevata nel tempio del Signore come una
colomba, e riceveva il vitto per mano di un angelo.
[2] Quando compì dodici anni, si tenne un consiglio di sacerdoti; dicevano:
"Ecco che Maria è giunta all'età di dodici anni
nel tempio del Signore.
Adesso che faremo di lei affinché non contamini il tempio del Signore?".
Dissero dunque al sommo sacerdote: "Tu stai presso l'altare del Signore:
entra e prega a suo riguardo.
Faremo quello che il Signore ti manifesterà"
[3] Indossato il manto
dai dodici sonagli, il sommo sacerdote entrò nel santo dei santi e pregò a
riguardo di Maria.
Ed ecco che gli apparve un angelo del Signore, dicendogli: "Zaccaria,
Zaccaria!
Esci e raduna tutti i vedovi del popolo.
Ognuno porti un bastone: sarà la moglie di colui che
il Signore designerà per mezzo di un segno". Uscirono i banditori per
tutta la regione della Giudea, echeggiò la tromba del Signore e tutti corsero.
Cap 9
[1] Gettata l'ascia,
Giuseppe uscì per raggiungerli.
Riunitisi, andarono dal sommo sacerdote, portando i
bastoni.
Presi i bastoni di tutti, entrò nel tempio a pregare.
Finita la preghiera, prese i bastoni, uscì e li restituì loro; ma in essi non v'era alcun segno.
Giuseppe prese l'ultimo bastone: ed ecco che una colomba uscì dal suo bastone e
volò sul capo di Giuseppe.
Il sacerdote disse allora a Giuseppe: "Tu sei stato eletto a ricevere in
custodia la vergine del Signore".
[2] Ma Giuseppe si
oppose, dicendo: "Ho figli e sono vecchio, mentre lei è una ragazza. Non
vorrei diventare oggetto di scherno per i figli di Israele".
Il sacerdote però rispose a Giuseppe: "Temi il Signore tuo Dio, e ricorda
che cosa ha fatto Dio a Datan, a
Abiron e a Core, come si sia spaccata la terra e
siano stati inghiottiti a causa della loro opposizione. Ora,
temi, Giuseppe, che non debba accadere altrettanto in casa tua".
[3] Giuseppe, intimorito, la ricevette in custodia. Giuseppe disse a
Maria: "Ti ho ricevuta dal tempio del Signore e ora ti
lascio in casa mia. Me ne vado a eseguire le mie
costruzioni e dopo tornerò da te: il Signore ti custodirà".
Cap 10
[1] Ci fu un consiglio
dei sacerdoti, e dissero: "Facciamo una tenda per il tempio del
Signore". Il sacerdote disse: "Chiamatemi delle vergini senza macchia
della tribù di David". I ministri andarono,
cercarono, e trovarono sette vergini.
Il sacerdote si ricordò della fanciulla
Maria, dato che era della tribù di David e senza macchia
davanti a Dio.
I ministri andarono e la condussero.
Le introdussero poi nel tempio del Signore, e il sacerdote disse: "Su,
tirate a sorte chi filerà l'oro, l'amianto, il bisso, la seta, il giacinto, lo
scarlatto e la porpora genuina".
A Maria toccò la porpora genuina e lo scarlatto: li
prese e se ne ritornò a casa sua. In quel tempo Zaccaria diventò muto: fino a
quando Zaccaria riparlò, il suo posto fu preso da Samuele. Maria,
preso lo scarlatto, lo filava.
Cap 11
[1] Presa la brocca,
uscì a attingere acqua. Ed
ecco una voce che diceva: "Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te,
benedetta tu tra le donne". Essa guardava intorno, a destra e a sinistra,
donde venisse la voce. Tutta tremante se
ne andò a casa, posò la brocca e, presa la porpora, si
sedette sul suo scanno e filava.
[2] Ed ecco un angelo
del Signore si presentò dinanzi a lei, dicendo: "Non temere,
Maria, perché hai trovato grazia davanti al Padrone di
tutte le cose, e concepirai per la sua parola". Ma essa, all'udire ciò
rimase perplessa, pensando: "Dovrò io concepire per opera del
Signore Iddio vivente, e partorire poi come ogni donna
partorisce?".
[3] L'angelo del
Signore, disse: "Non così, Maria! Ti
coprirà, infatti, con la sua ombra, la potenza del Signore.
Perciò l'essere santo che nascerà da te sarà chiamato
Figlio dell'Altissimo.
Gli imporrai il nome Gesù, poiché salverà il suo
popolo dai suoi peccati".
Maria rispose: "Ecco l'ancella del Signore
davanti a lui. Mi avvenga secondo la tua parola".
Cap 12
[1] Lavorò la porpora
e lo scarlatto, e li portò al sacerdote. E il sacerdote la benedisse, dicendo:
"Il Signore Iddio ha magnificato il tuo nome,
Maria, e sarai benedetta in tutte le generazioni della
terra".
[2] Maria si rallegrò e andò da Elisabetta sua parente: picchiò
all'uscio.
Udito che ebbe, Elisabetta gettò via lo scarlatto, corse alla porta e aprì:
veduta Maria, la benedisse, dicendo: "Donde a me
questo dono, che venga da me la madre del mio Signore?
Ecco, infatti, che colui che è in me ha saltellato e
ti ha benedetta". Ora Maria aveva dimenticato i
misteri dei quali le aveva parlato l'arcangelo
Gabriele, e guardò fisso in cielo esclamando: "Chi sono io, Signore, che
tutte le generazioni della terra mi benedicano?". Passò tre mesi presso
Elisabetta, e di giorno in giorno il suo ventre ingrossava; Maria,
allora, impauritasi, tornò a casa sua e si nascose dai figli di
Israele. Quando avvennero questi misteri, lei
aveva sedici anni.
Cap 13
[1] Quando giunse per lei il sesto mese, ecco che Giuseppe tornò dalle sue
costruzioni e, entrato in casa, la trovò incinta. Allora si picchiò il
viso, si gettò a terra sul sacco e pianse amaramente, dicendo: "Con quale
faccia guarderò il Signore, Dio mio? Che preghiera
innalzerò io per questa ragazza? L'ho infatti ricevuta
vergine dal tempio del Signore, e non l'ho custodita. Chi è che mi ha
insidiato? Chi ha commesso questa disonestà in casa mia, contaminando la
vergine?
Si è forse ripetuta per me la storia di Adamo?
Quando, infatti, Adamo era nell'ora della dossologia,
venne il serpente, trovò Eva da sola e la sedusse: così è accaduto anche a
me".
[2] Giuseppe si alzò
dal sacco, chiamò Maria e le disse: "Prediletta
da Dio, perché hai fatto questo e ti sei dimenticata
del Signore, tuo Dio? Perché hai avvilito l'anima tua, tu che
sei stata allevata nel santo dei santi e ricevevi il cibo dalla mano d'un
angelo?".
[3] Essa pianse amaramente,
dicendo: "Io sono pura e non conosco uomo".
Giuseppe le domandò: "Donde viene dunque ciò che è nel tuo ventre?".
Essa rispose: "(Come è vero che) vive il Signore,
mio Dio, questo che è in me non so d'onde sia".
Cap 14
[1] Giuseppe ebbe
molta paura. Si appartò da lei riflettendo che cosa dovesse farne di lei.
Giuseppe pensava: "Se nasconderò il suo errore, mi troverò a combattere
con la legge del Signore; la denunzierei ai figli di Israele,
ma temo che quello che è in lei provenga da un angelo, e in questo caso mi
troverei a avere consegnato a giudizio di morte un sangue innocente. Dunque, che farò di lei? La rimanderò via di nascosto".
E così lo sorprese la notte.
[2] Ed ecco che gli
apparve in sogno un angelo del Signore, dicendo: "Non temere per questa
fanciulla. Quello, infatti, che è in lei proviene dallo
Spirito santo. Partorirà un figlio al quale imporrai il nome
Gesù, poiché salverà il suo popolo dai suoi peccati".
Giuseppe si levò dal sonno, glorificò il Dio di Israele
che gli aveva concesso questo privilegio, e la custodì.
Cap 15
[1] Venne da lui lo
scriba Annas e gli disse: "Perché non ti sei
fatto vedere nel nostro consiglio?". Giuseppe rispose: "Perché ero
stanco del viaggio, e il primo giorno mi sono riposato".
E voltatosi, quello vide Maria incinta.
[2] Se ne andò allora di corsa dal sacerdote e gli disse:
"Giuseppe, di cui tu sei garante, ha violato gravemente la legge".
Gli rispose il sacerdote: "Come sarebbe a dire? ".
"La vergine che ha preso dal tempio, rispose l'altro, l'ha contaminata.
Ha carpito con frode le sue nozze, e non l'ha fatto sapere ai figli di Israele".
Rispose il sacerdote: "Giuseppe ha fatto questo?".
Disse lo scriba Annas: "Manda pure dei ministri,
e troverai che la vergine è incinta" I ministri andarono, trovarono come
egli aveva detto, e la condussero via al tribunale con Giuseppe.
[3] Il sacerdote disse: "Perché hai fatto questo, Maria?
Perché hai avvilito la tua anima e ti sei dimenticata del Signore tuo Dio, tu
che sei stata allevata nel santo dei santi e ricevevi il cibo dalla mano di un
angelo, che hai udito gli inni sacri e hai danzato
davanti a Lui?
Perché hai fatto questo?". Ma essa pianse amaramente, dicendo: "(Come è vero che) vive il Signore, mio Dio, io sono pura
dinanzi a lui e non conosco uomo".
[4] A Giuseppe disse
il sacerdote: "Perché hai fatto questo?
". Giuseppe rispose: "(Come è vero che) vive
il Signore, mio Dio, io sono puro a suo riguardo".
Disse il sacerdote: "Non dire falsità, dì la verità: hai carpito
fraudolentemente le sue nozze e non l'hai fatto sapere ai figli di Israele; non
hai chinato il capo sotto la mano potente affinché la tua discendenza fosse
benedetta".
Cap 16
[1] Il sacerdote
disse: "Restituisci la vergine che hai ricevuto dal tempio del
Signore". Giuseppe versò allora calde lacrime.
Il sacerdote proseguì: "Vi darò da bere l'acqua della prova del
Signore che manifesterà ai vostri occhi i vostri peccati".
[2] E presala, il
sacerdote la fece bere a Giuseppe e lo mandò verso la collina: e tornò poi sano
e salvo. La fece bere anche a Maria e la mandò verso
la collina: e tornò sana e salva. E tutto il popolo si
stupì che non fosse apparso in loro alcun peccato.
[3] Disse allora il
sacerdote: "Il Signore non ha manifestato i vostri peccati.
Neppure io vi giudico". E li rimandò.
Giuseppe riprese Maria e tornò pieno di gioia a casa
sua glorificando il Dio di Israele.
Cap 1
[1] Venne un ordine
dall'imperatore Augusto affinché si facesse il censimento di tutti gli abitanti
di Betlemme della Giudea. Giuseppe pensò: "Io
farò recensire tutti i miei figli; ma che farò con questa fanciulla?
Come farla recensire? Come mia moglie? Mi vergogno. Come mia figlia?
Ma, in Israele tutti sanno che non è mia figlia. Questo è il
giorno del Signore, e il Signore farà secondo il suo beneplacito".
[2] Sellò l'asino e vi
fece sedere Maria: il figlio di lui
tirava la bestia e Giuseppe li accompagnava. Giunti a tre miglia, Giuseppe si
voltò e la vide triste; disse tra s‚: "Probabilmente quello che è in lei
la travaglia". Voltatosi nuovamente, vide che rideva. Allora le domandò:
"Che cosa hai, Maria, che vedo
il tuo viso ora sorridente e ora rattristato?". Maria
rispose a Giuseppe: "E' perché vedo, con i miei occhi, due popoli: uno
piange e fa cordoglio, l'altro è pieno di gioia e
esulta".
[3] Quando giunsero a
metà strada, Maria gli disse: "Calami giù
dall'asino, perché quello che è in me ha fretta di venire fuori". La calò
giù dall'asino e le disse: "Dove posso condurti per mettere al riparo il
tuo pudore?
Il luogo, infatti, è deserto".
Cap 18
[1] Trovò quivi una
grotta: ve la condusse, lasciò presso di lei i suoi figli e uscì a cercare
una ostetrica ebrea nella regione di Betlemme.
[2] Io, Giuseppe,
camminavo e non camminavo. Guardai nell'aria e vidi l'aria colpita da stupore;
guardai verso la volta del cielo e la vidi ferma, e immobili
gli uccelli del cielo; guardai sulla terra e vidi un vaso giacente e degli
operai coricati con le mani nel vaso: ma quelli che masticavano non
masticavano, quelli che prendevano su il cibo non l'alzavano dal vaso, quelli
che lo stavano portando alla bocca non lo portavano; i visi di tutti erano
rivolti a guardare in alto.
[3] Ecco delle pecore spinte innanzi che invece stavano ferme: il pastore alzò la
mano per percuoterle, ma la sua mano restò per aria. Guardai la corrente
del fiume e vidi le bocche dei capretti poggiate sull'acqua, ma non
bevevano. Poi, in un istante, tutte le cose ripresero il
loro corso.
Cap 19
[1] Vidi una donna
discendere dalla collina e mi disse: "Dove vai, uomo?". Risposi:
" Cerco una ostetrica ebrea". E lei:
"Sei di Israele?". "Sì" le
risposi. E lei proseguì: "E chi è che partorisce
nella grotta?". "La mia promessa sposa" le risposi. Mi domandò:
"Non è tua moglie?". Risposi: "E' Maria,
allevata nel tempio del Signore. Io l'ebbi in sorte per moglie, e non è mia
moglie, bensì ha concepito per opera dello Spirito santo".
La ostetrica gli domandò: "E' vero questo?".
Giuseppe rispose: "Vieni e vedi". E la ostetrica
andò con lui.
[2] Si fermarono al
luogo della grotta ed ecco che una nube splendente copriva la grotta.
La ostetrica disse: "Oggi è stata magnificata l'anima
mia, perché i miei occhi hanno visto delle meraviglie e perché è nata la
salvezza per Israele". Subito dopo la nube si ritrasse dalla grotta, e
nella grotta apparve una gran luce che gli occhi non potevano sopportare.
Poco dopo quella luce andò dileguandosi fino a che apparve il
bambino: venne e prese la poppa di Maria, sua madre.
L'ostetrica esclamò: "Oggi è per me un gran giorno, perché ho visto questo
nuovo miracolo".
[3] Uscita dalla
grotta l'ostetrica si incontrò con Salome,
e le disse: "Salome, Salome!
Ho un miracolo inaudito da raccontarti: una vergine ha partorito, ciò di cui
non è capace la sua natura". Rispose Salome:
"(Come è vero che) vive il Signore, se non ci
metto il dito e non esamino la sua natura, non crederò mai che una vergine
abbia partorito".
Cap 20
[1] Entrò l'ostetrica
e disse a Maria: "Mettiti bene. Attorno a te,
c'è, infatti, un non lieve contrasto". Salome
mise il suo dito nella natura di lei, e mandò un
grido, dicendo: "Guai alla mia iniquità e alla mia incredulità, perché ho
tentato il Dio vivo ed ecco che ora la mia mano si stacca da me,
bruciata".
[2] E piegò le
ginocchia davanti al Signore, dicendo: "Dio dei miei padri, ricordati di
me che sono stirpe di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.
Non fare di me un esempio per i figli di Israele, ma
rendimi ai poveri. Tu, Padrone, sai, infatti, che nel tuo nome io compivo le
mie cure, e la mia ricompensa la ricevevo da te".
[3] Ed ecco apparirle
un angelo del Signore, dicendole: "Salome,
Salome! Il Signore ti ha esaudito: accosta la tua mano al
bambino e prendilo su, e te ne verrà salute e gioia".
[4] Salome si avvicinò e lo prese su, dicendo: "L'adorerò
perché a Israele è nato un grande re".
E subito Salome fu guarita e uscì
dalla grotta giustificata. Ed ecco una voce che
diceva: "Salome, Salome!
Non propalare le cose meravigliose che hai visto, sino a
quando il ragazzo non sia entrato in Gerusalemme".
Cap 21
[21, 1] Poi Giuseppe
si preparò a partire per la Giudea.
In Betlemme della Giudea ci fu un grande trambusto,
perché erano venuti dei magi che dicevano: "Dov'è il nato re dei Giudei?
Abbiamo visto la sua stella nell'Oriente e siamo venuti ad
adorarlo".
[2] Udendo questo,
Erode fu turbato e inviò dei ministri ai magi; mandò anche a chiamare i sommi
sacerdoti e li interrogò, dicendo: "Come sta scritto a proposito del
Cristo, dove deve nascere?". Gli risposero: "In Betlemme della
Giudea, perché così sta scritto". E poi li
rimandò. Interrogò anche i magi, dicendo: "Quale segno avete
visto a proposito del re che è nato?". I magi gli risposero: "Abbiamo
visto una stella grandissima che splendeva tra queste stelle e le oscurava,
tanto che le stelle non apparivano più. E' così che noi abbiamo conosciuto che
era nato un re a Israele, e siamo venuti per
adorarlo". "Andate e cercate", disse Erode "e se troverete
fatemelo sapere affinché anch'io venga a adorarlo".
I magi poi se ne andarono.
[3] Ed ecco che la
stella che avevano visto nell'oriente li precedeva fino a che giunsero alla
grotta, e si arrestò in cima alla grotta. I magi, visto il bambino con
Maria sua madre, trassero fuori dei doni dalla loro
bisaccia: oro, incenso e mirra.
[4] Essendo stati
avvertiti da un angelo di non entrare nella Giudea, se ne tornarono al loro
paese per un'altra via.
Cap 22
[1] Accortosi di
essere stato giocato dai magi, Erode si adirò e mandò dei sicari, dicendo loro:
"Ammazzate i bambini dai due anni in giù".
[2] Maria, avendo sentito che si massacravano i bambini, prese
il bambino, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia di buoi.
[3] Anche Elisabetta, sentito che si cercava Giovanni, lo prese e salì sulla
montagna guardandosi attorno, ove nasconderlo; ma non c'era alcun posto come
nascondiglio. Elisabetta, allora, gemendo, disse a gran voce: "Monte di
Dio, accogli una madre con il suo figlio". Subito il monte si spaccò e
l'accolse. E apparve per loro una luce, perché un
angelo del Signore era con loro per custodirli.
Cap 23
[1] Erode, nel mentre,
cercava Giovanni, e mandò dei ministri da Zaccaria, dicendo: "Dove hai
nascosto tuo figlio?". Rispose loro: "Io sono un pubblico ufficiale
di Dio e dimoro costantemente nel tempio del Signore, non so dove sia mio
figlio".
[2] I ministri se ne
ritornarono per riferire tutto ciò a Erode. Adiratosi,
Erode disse loro: "E' suo figlio colui che
regnerà su Israele!". Mandò, perciò, di nuovo da lui per
dirgli: "Dì proprio la verità: dov'è tuo figlio? Sai bene che il
tuo sangue sta sotto la mia mano".
[3] Zaccaria rispose: "Se tu spargerai il mio sangue, io sarò un testimone
di Dio. Il mio spirito sarà accolto dal Padrone, poiché tu spargerai sangue
innocente nel vestibolo del tempio del Signore". Allo spuntare del giorno,
Zaccaria fu ucciso. I figli di Israele non sapevano
che era stato ucciso.
Cap 24
[1] All'ora
del saluto, i sacerdoti uscirono, ma Zaccaria non venne loro incontro, come di
solito, con la benedizione. I sacerdoti stettero a aspettare
Zaccaria per salutarlo nella preghiera e glorificare l'Altissimo.
[2] Ma, dato che
tardava, tutti si intimorirono. Uno
di loro si fece coraggio: entrò e vide presso l'altare del sangue coagulato e
udì una voce che diceva: "Zaccaria è stato ucciso! Il suo sangue
non sarà cancellato fino a quando non giungerà il suo vendicatore".
All'udire tali parole ebbe paura, e uscì per riferire ai sacerdoti.
[3] Questi si fecero
coraggio, entrarono e videro quanto era accaduto: gemette la travatura del
tempio, ed essi si strapparono le vesti dall'alto in basso.
Non trovarono il suo corpo, trovarono invece il suo
sangue pietrificato. Pieni di timore, uscirono e annunziarono a tutto il popolo
che Zaccaria era stato ucciso. Lo vennero a sapere tutte
le tribù del popolo, che lo piansero e fecero cordoglio per tre giorni e tre
notti.
[4] Dopo i tre giorni,
i sacerdoti deliberarono chi mettere al suo posto, e la sorte cadde su Simeone.
Questo, infatti, era colui che era stato avvisato
dallo Spirito santo che non avrebbe visto la morte fino a quando non avesse
visto il Cristo nella carne.
Cap 25
[1] Alla morte di Erode, essendo sorto a Gerusalemme un trambusto, io
Giacomo, che ho scritto questa storia, mi ritirai nel deserto, fino a quando
cessò il trambusto a Gerusalemme, glorificando il
Padrone Dio che mi ha concesso il dono e la saggezza per scrivere questa
storia.
[2] La grazia sarà coloro che temono il Signore nostro Gesù
Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli.
Amen.
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