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Vangelo arabo dell'infanzia
Nel nome del Padre e
del Figlio e dello Spirito santo, un solo Dio.
Con l'ausilio e il favore dell'Essere Supremo abbiamo iniziato a scrivere il
libro dei miracoli del nostro ù padrone e signore e salvatore
Gesù Cristo, che ha per titolo Vangelo dell'infanzia.
Nella pace del Signore.
Amen *.
[ 1] Quanto segue l'abbiamo trovato scritto
nel libro del pontefice Giuseppe vissuto al tempo di Cristo; alcuni dicono che
egli sia Caifa.
Egli disse che Gesù parlò quando era ancora nella
culla e disse a sua madre Maria: "Io sono
Gesù figlio di Dio, il LogoV, da
te generato secondo quanto ti aveva annunziato l'angelo Gabriele.
Mio padre mi ha inviato per la salvezza del mondo".
Il Viaggio a Betlemme
[ 1]Anno 309 dell'era
di Alessandro, uscì un decreto di Augusto affinch‚
ognuno si facesse recensire nel suo luogo d'origine.
Giuseppe prese Maria, sua sposa, e partì da
Gerusalemme diretto a Betlemme, per farsi recensire con la famiglia nella sua
città natale.
[2] Giunti a una
grotta, Maria disse a Giuseppe che per lei era ormai
imminente il tempo di partorire e che non poteva proseguire fino alla città.
"Entriamo in questa grotta", disse.
Questo avvenne quando il sole stava tramontando.
Giuseppe corse alla ricerca di una donna che l'assistesse; e mentre cercava,
vide una vecchia ebrea nativa di Gerusalemme e le disse: "Sei benedetta,
vieni, ed entra in questa grotta ove è una donna prossima al parto".
La vecchia di Gerusalemme
[1] Dopo il tramonto
del sole, la vecchia e Giuseppe vennero alla grotta e entrarono tutti e due.
Ma ecco che era piena di luce più bella del bagliore delle lucerne e delle
candele, e più splendente della luce del sole.
Un bambino, avvolto nelle fasce e adagiato in un presepio, succhiava una
mammella della signora Maria, sua madre.
Ambedue restarono stupiti della luce.
La vecchia domandò alla signora Maria: "Sei tu
la madre di questo bambino?".
Maria annuì; la vecchia allora proseguì: "Tu non
assomigli alle figlie di Eva".
[2] La signora Maria rispose: "Come non v'è alcun fanciullo simile a
mio figlio, così la sua madre non ha una eguale tra le donne".
Rispose la vecchia: "Padrona mia, io sono venuta a prendere un premio: è
da lungo tempo che soffro di paralisi".
La nostra padrona, la signora Maria, le rispose:
"Poni le tue mani sul bambino".
Ciò fatto, la vecchia subito guarì.
Dopo uscì esclamando: "D'ora in poi sarò ancella e serva di questo bambino
per tutti i giorni della mia vita".
Adorazione dei pastori
[1]Allora vennero i
pastori.
Mentre, acceso il fuoco, i pastori se ne stavano in allegria, apparvero loro
gli eserciti celesti lodando e celebrando Dio ottimo massimo.
Anche i pastori presero a fare la stessa cosa, sicch‚
quella grotta divenne come un tempio del mondo superiore, poich‚
bocche celesti e terrestri glorificavano e magnificavano Dio per la natività
del signore Cristo.
[2] Quella vecchia
ebrea vedendo questi palesi miracoli, ringraziò Dio, dicendo: "Ti
ringrazio, o Dio, o Dio di Israele, perch‚ i miei
occhi hanno visto la nascita del Salvatore del mondo".
Circoncisione
[1]Giunto il tempo
della circoncisione, cioè l'ottavo giorno, per legge il bambino doveva essere
circonciso.
Lo circoncisero dunque nella grotta; quella vecchia ebrea prese questa
membrana, secondo altri invece essa prese il cordone ombelicale, e la mise in
una ampolla di vecchio olio di nardo.
Aveva un figlio profumiere, e affidandogli quell'ampolla,
gli disse: "Guardati dal vendere quest'ampolla
di olio di nardo, anche se per essa ti offrissero trecento denari".
Questa è l'ampolla che fu in seguito comprata da Maria,
la peccatrice, quella che versò sul capo e sui piedi del signore nostro
Gesù Cristo e asciugò poi con i suoi capelli.
[2] Dopo dieci giorni
lo trasportarono a Gerusalemme, e nel quarantesimo giorno dalla nascita lo
portarono nel tempio, lo posero davanti al Signore e offrirono per lui i
sacrifici prescritti nella Legge di Mosè: "Ogni
maschio che apre la vulva sarà chiamato santo di Dio".
Presentazione al tempio
[1] Quando la signora
vergine Maria sua madre, tutta contenta, lo reggeva
tra le braccia, il vecchio Simeone lo vide risplendente come un fascio di luce.
Gli angeli facevano cerchio inneggiandogli attorno come vassalli attorno al re.
Simeone dunque si affrettò incontro alla signora Maria,
stese le mani davanti a lei, e disse al signore Cristo:
[2] "Mio Signore,
manda ora in pace il tuo servo, secondo quanto hai detto.
I miei occhi, infatti, hanno visto la clemenza che tu hai preparato per la
salvezza di tutti i popoli: luce per tutte le genti e gloria del tuo popolo Israele".
Alla cerimonia era presente anche la profetessa Anna, e si avvicinò
ringraziando Dio e felicitandosi con la signora Maria.
[1] Nato il signore Gesù
a Betlemme di Giuda, al tempo di re Erode, ecco che dei magi vennero a
Gerusalemme, come aveva predetto Zaradusht, portando
seco dei doni, oro, incenso e mirra; lo adorarono e gli offrirono i loro doni.
La signora Maria prese allora una delle fasce [di
Gesù] e la diede loro in ricordo di quanto avevano fatto:
essi si sentirono onoratissimi e la presero dalle sue mani.
[2] Nello stesso
momento apparve loro un angelo sotto la forma della stella che prima aveva
fatto loro da guida lungo il cammino e, guidati da quella luce, partirono
diretti alla loro patria.
Ritorno dei re magi
[1] Re e principi si
rivolsero a loro domandando che cosa avevano visto e fatto, come erano andati e
ritornati, che cosa avessero portato seco.
Essi mostrarono quella fascia che aveva dato loro la signora
Maria.
Celebrarono quindi una festa e, secondo la consuetudine, accesero un fuoco e
l'adorarono, gettarono in esso quella fascia e il fuoco l'avvolse e l'afferrò
tutta in se stesso.
Ma appena il fuoco si spense, estrassero la fascia tale e quale era prima, come
se il fuoco non l'avesse toccata.
[2] Incominciarono a
baciarla, a imporsela sulla testa e sugli occhi, dicendo: "E'
innegabilmente vero che il fuoco non ha potuto bruciarla o rovinarla, è un
grande prodigio".
Perciò la presero e, con grande amore, la riposero tra i loro tesori.
Collera di Erode
[1] Visto che i magi
se ne erano andati senza ritornare da lui, Erode chiamò i sacerdoti e i
sapienti, e disse loro: "Ditemi dov'è che deve nascere il Cristo".
Avendo essi risposto: "In Betlemme della Giudea", egli iniziò a
progettare l'uccisione del signore Gesù Cristo.
L'angelo del Signore apparve allora in sogno a Giuseppe e gli disse:
"Alzati, prendi il fanciullo e sua madre, e vai in Egitto".
Al canto del gallo, egli s'alzò e partì.
Fuga in Egitto
[1] Mentre stava
pensando come disporre il suo viaggio , avevano percorso soltanto un breve
tratto sopraggiunse il mattino.
Si avvicinava a una grande città, nella quale c'era un idolo al quale offrivano
doni e voti tutti gli altri idoli dell'Egitto. A questo idolo prestava servizio
un sacerdote che riferiva agli abitanti dell'Egitto e delle sue regioni tutto
quanto Satana diceva allorch‚ parlava per mezzo della
sua bocca.
[2] Tale sacerdote
aveva un figlio di tre anni, posseduto da alcuni demoni, che parlava di molte
cose; e quando i demoni si impadronivano di lui si strappava le vesti, restava
nudo, e tirava sassi agli uomini.
In quella città c'era un ospizio dedicato a quell'idolo.
Giuseppe e la signora Maria, giunti in città, si
recarono a quell'ospizio: i cittadini ebbero un
grande timore, tutti i principi e i sacerdoti degli idoli si radunarono presso
quell'idolo e gli domandarono: "Che cosa significa
l'agitazione e il tremore che ha colpito la nostra terra?".
[3] L'idolo rispose:
"Venne qui un dio nascosto, che è veramente dio.
N‚ c'è alcun dio degno di culto divino all'infuori di lui, poich‚
egli è veramente Figlio di Dio. Questa terra l'ha percepito, e perciò al suo
arrivo ha tremato e sussultato; noi abbiamo molta paura di fronte alla
grandezza della sua potenza".
In quell'istante, l'idolo cadde, e alla sua rovina
accorsero in massa tutti gli abitanti dell'Egitto e delle altre regioni.
Guarigione di un indemoniato
[1] Il figlio del
sacerdote, colpito dalla solita infermità, entrò nell'ospizio e qui incontrò
Giuseppe e la signora Maria, dai quali tutti gli
altri erano fuggiti.
La padrona, signora Maria, aveva lavato le fasce del
signore Cristo e le aveva stese sopra della legna.
Venne dunque il fanciullo indemoniato, prese una di queste fasce e se la pose
sul capo; ed ecco che i demoni incominciarono a fuggire dalla sua bocca sotto
forma di corvi e di serpenti.
Immediatamente guarito al comando del signore Cristo, il fanciullo incominciò a
lodare Dio e a ringraziare il Signore che l'aveva guarito.
Il padre, quando lo vide guarito, disse: "Figlio mio, che ti è accaduto?
Come mai sei guarito?".
Il figlio rispose: "I demoni mi prostrarono a terra, ed io entrai
nell'ospizio; qui incontrai una donna augusta, che aveva steso sulla legna le
fasce di un fanciullo, fasce lavate di fresco.
Io presi una di queste fasce, me la posi sulla testa, e i demoni mi lasciarono
fuggendo".
Il padre, molto lieto, disse: "Può essere che questo fanciullo sia figlio
del Dio vivo che creò il cielo e la terra.
Quando infatti passò da noi, avvenne che l'idolo e tutti gli dèi caddero e si
frantumarono a causa della sua maestà".
Timori della sacra famiglia
[1] Si compì così la
profezia che afferma: "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio".
Udito che quell'idolo era caduto e s'era spezzato,
Giuseppe e Maria ebbero paura e timore, e dissero:
"Mentre eravamo nella terra d'Israele, Erode voleva ucciderlo, e per
questo uccise tutti i bambini di Betlemme e dei paesi confinanti.
Non v'è dubbio che appena avranno saputo quanto accadde a questo idolo, gli
egiziani ci bruceranno".
Banditi
[1] Usciti di là
andarono in un luogo infestato da banditi che avevano legato e spogliato molti
uomini di bagagli e vestiti.
I banditi udirono allora uno strepito grande, simile allo strepito che ha luogo
quando un re magnifico entra nella sua città con l'esercito e la cavalleria al
suono di tamburi.
I banditi, spaventati, abbandonarono tutto quanto avevano rubato.
[2] I prigionieri si
destarono: ognuno sciolse i ceppi dell'altro, presero i propri bagagli e se ne
andarono.
Avendo visto Giuseppe e Maria che si appressavano,
domandarono loro: "Dov'è quel re al cui approssimarsi, si udì un grande
strepito e i banditi ci lasciarono, e così abbiamo potuto fuggire sani e
salvi?".
Giuseppe rispose: "Verrà dopo di noi".
Indemoniata
[1] Giunsero poi in
un'altra città dove c'era una donna indemoniata: era notte, e lei, uscita per
acqua, fu assalita da Satana maledetto e ribelle.
Lei non poteva sopportare i vestiti n‚ riusciva a stare in casa.
Ogni volta che era avvinta da catene e da cinghie, spezzava tutto e fuggiva
nuda per luoghi selvaggi: appostata nei crocicchi e sepolcreti tirava sassi
agli uomini e causava danni gravissimi ai suoi familiari.
[2] La signora
Maria appena la vide ne ebbe misericordia e Satana subito
l'abbandonò; fuggendo sotto la forma di un adolescente, disse: "Guai a me,
per causa tua, Maria, e per causa di tuo
figlio".
E così la donna fu guarita dal suo male.
Conscia della sua propria nudità, ebbe vergogna e si recò dai suoi familiari
evitando lo sguardo degli uomini.
Quando fu vestita, narrò a suo padre e ai familiari come era andata la cosa.
E questi, appartenendo ai nobili della città, diedero una ospitalità
onoratissima a Maria e a Giuseppe.
Donna muta
[1] Il giorno
seguente, provvisti del vettovagliamento, si allontanarono da quelli.
Alla sera dello stesso giorno giunsero in una città ove si celebrava un
matrimonio, ma, a causa degli artifizi di Satana, il maledetto, e per opera di
incantatori, la sposa era ammutolita e non poteva più parlare.
[2] Dopo che era
entrata in città la signora Maria portando suo
figlio, il signore Cristo, quella sposa, infelice, la guardò, stese le mani
verso il signore Cristo, l'attrasse a s‚, lo prese tra le braccia e,
stringendolo fortemente, lo baciò.
Pose il suo corpicino qua e là sulla sua persona e si
inchinò sopra di lui.
Il nodo della sua lingua immediatamente si sciolse, si aprirono le sue
orecchie, lodò e ringraziò Dio che le aveva restituito la sanità.
Nella notte esultarono i cittadini di quella città e credettero
che Dio e i suoi angeli fossero discesi presso di loro.
Altra indemoniata
[1] Restarono là tre
giorni, trattati con amore e vivendo splendidamente.
Provvisti poi del vettovagliamento, giunsero in un'altra città: qui, come
d'abitudine, decisero di pernottare.
Ma in quella città c'era una donna onesta dentro la quale si insinuò Satana, il
maledetto.
Una volta era andata a lavare al fiume, e Satana, sotto forma di serpente, le
avvolse il ventre e, al calar della notte, la tormentava in modo tirannico.
[2] Questa donna,
vedendo la padrona signora Maria con il signore
Cristo sul suo seno, fu presa dal desiderio e disse alla padrona signora
Maria: "Padrona, dammi questo bambino da tenere in
braccio e da baciare".
Lei dunque lo diede alla donna e appena lo toccò, Satana fuggì e l'abbandonò; e
dopo quel giorno la donna non lo rivide più.
Tutti i presenti lodarono il sommo Dio.
Questa donna poi beneficiò i genitori di Gesù con
liberalità.
[3] Il giorno dopo, la stessa donna prese
dell'acqua profumata per lavare il bambino.
Dopo averlo lavato, raccolse quell'acqua e ne versò
una parte su di una fanciulla il cui corpo era bianco dalla lebbra, e la lavò.
Subito la fanciulla fu purificata dalla lebbra.
Quei cittadini dissero: "Non c'è dubbio, Giuseppe e Maria
e questo bambino sono dèi, non uomini".
[4] Quand'essi si
preparavano a partire da loro, la fanciulla che aveva sofferto di lebbra li
avvicinò pregandoli di accoglierla come compagna di viaggio.
Bambino lebbroso
[1] Essi
acconsentirono e la fanciulla se ne andò con loro; giunsero poi in una città
ove c'era un principe illustrissimo che aveva un castello e disponeva di
edifici per ricevere ospiti.
Essi si diressero qui, e la fanciulla li lasciò per andare dalla moglie del
principe.
La trovò triste e piangente, e le domandò la causa di questo pianto.
"Non ti meravigliare del mio pianto, , le disse , sono oppressa da una
amarezza grande della quale non ho ancora parlato a nessuno".
"Forse, , disse la fanciulla , io ho un rimedio, purch‚
tu me la riveli e me ne parli".
[2] Rispose la moglie
del principe e disse: "Nascondi questo segreto, non parlarne ad alcuno.
Io sposai questo principe che è re e al quale sono soggette molte città.
Vissi a lungo con lui ma da me egli non ebbe alcun figlio.
Quando finalmente io partorii da lui un figlio, questo era lebbroso.
Egli, guardatolo, ne fu indignato e mi ordinò: "O uccidilo o affidalo a
una balia che lo porti in qualche località dalla quale non possa giungere di
lui assolutamente alcuna notizia.
Fin d'ora io non ho nulla a che fare con te, e di qui in poi non ti vedrò mai
più".
Non so cosa fare e sono oppressa dalla tristezza.
Ahimè per mio figlio! Ahimè per mio marito!".
"Non te l'ho detto? , disse la fanciulla, , io ho una medicina per il tuo
male.
Te la indicherò.
Anch'io fui lebbrosa, ma fui mondata dal Dio Gesù,
figlio della signora Maria".
Alla domanda della donna ove si trovasse questo Dio di cui aveva parlato, la
fanciulla rispose: " Si trova proprio qui nella tua stessa casa".
"Ma come può essere questo , interruppe l'altra , dov'è?".
"Ecco Giuseppe e Maria , disse la fanciulla il
bambino che è con loro si chiama Gesù ed è lui che mi
ha liberata dalla malattia e dal tormento".
"E in che modo , domandò , sei stata guarita dalla tua lebbra?
Non me lo vuoi dire?".
La fanciulla disse: "Presi da sua madre l'acqua con la quale aveva lavato
il corpo del bambino, e me la versai addosso; è così che sono stata purificata
dalla mia lebbra".
[3] S'alzò, allora, la
moglie del principe, li invitò a servirsi del suo ospizio, e preparò a Giuseppe
un magnifico banchetto in un grande raduno di uomini.
Alla sera, Maria prese dell'acqua profumata, lavò con
essa il signore Gesù, e poi la versò su quel figlio
che aveva preso con s‚: immediatamente il figlio fu purificato dalla lebbra.
Cantando ringraziamenti e lodi a Dio, disse: "Beata la madre che ti
partorì, o Gesù!
E' così che tu purifichi gli uomini, che partecipano della tua stessa natura,
con l'acqua che fu versata sul tuo corpo?".
Offrì quindi magnifici doni alla signora padrona Maria,
e con grande onore la congedò.
Sortilegio
[1] Giunsero a un'altra
città, dove pensarono di pernottare.
Si diressero alla casa di un uomo sposato da poco tempo ma, colpito da
malefizio, non poteva godersi la moglie.
Passata la notte presso di lui, cessò l'influsso del malefizio.
Allo spuntare del sole, mentre si accingevano a partire, furono fermati dallo
sposo che preparò loro un grande banchetto.
La storia del mulo
[1] Partirono, dunque,
il giorno appresso.
Vicino ad un'altra città videro tre donne che ritornavano dal cimitero
piangendo.
Appena le vide, la signora Maria disse alla fanciulla
che le accompagnava: "Domanda qual è la loro storia e quale sia il malanno
che le ha colpite".
Alla domanda della fanciulla, esse non risposero, ma interrogarono a loro
volta: "Donde siete voi, e dove siete diretti?
Il giorno sta per finire e sopraggiunge la notte".
"Noi siamo dei viandanti , rispose la fanciulla , alla ricerca di un
ospizio ove pernottare". Esse replicarono: "Venite con noi e
pernottate presso di noi".
[2] Essi le seguirono e furono introdotte in una bella casa nuova dotata di
molta mobilia.
Si era nel tempo invernale, e la fanciulla, quando entrò nella camera di quelle
donne, le trovò nuovamente piangenti e in lamentazioni.
C'era anche un mulo coperto di broccato con davanti del sesamo: esse lo baciavano
e gli davano da mangiare. La fanciulla disse: "Com'è la faccenda di questo
mulo, mie signore?".
Piangendo, esse risposero: "Il mulo che tu vedi era nostro fratello, nato
dalla stessa nostra madre.
Quando il destino volle che morisse il nostro padre, ci furono lasciate delle
grandi sostanze; avendo noi soltanto questo fratello abbiamo cercato di farlo
sposare, dopo avergli preparato un matrimonio com'è d'uso tra gli uomini.
Ma donne, invase da gelosia, lo ammaliarono senza che noi ce ne accorgessimo.
[3] Così una notte, poco prima che sorgesse il sole, pur essendo chiuse le
porte dei nostri edifici, abbiamo visto questo nostro fratello diventare mulo
come tu stessa vedi.
Noi restammo tristi, senza un padre per consolarci; in questo mondo non abbiamo
tralasciato di avvicinare maghi, dotti, incantatori, ma non valsero a nulla.
Ogni volta che il nostro petto è oppresso da tristezza, ci alziamo e andiamo
con nostra madre, qui presente, a piangere sul sepolcro del nostro padre e,
dopo, ce ne ritorniamo".
[4] Udito ciò, la fanciulla disse: "State
tranquille, non piangete, è vicina la medicina per il vostro male; anzi è
proprio con voi, in mezzo ai vostri edifici. Anch'io fui lebbrosa, ma appena
vidi quella donna e il bambinetto che è con lei, dal
nome Gesù, mi versai addosso l'acqua con la quale lei
l'aveva lavato e sono guarita. So che egli può offrire un rimedio anche al
vostro male. Ora, alzatevi, andate dalla mia signora Maria.
Portatela a casa vostra, ditele il vostro segreto, e pregatela umilmente di avere
misericordia di voi".
[5] Udite le parole della fanciulla, le donne si affrettarono a andare dalla
signora padrona Maria.
La invitarono da loro e, sedute piangendo, dissero: "O signora nostra,
padrona Maria, abbi pietà delle tue ancelle.
Non abbiamo in famiglia una persona maggiore di noi, n‚ un principale, n‚ un
padre o un fratello che ci protegga.
Ma questo mulo che vedi, era nostro fratello ed è stato trasformato, come tu
vedi, dalle arti magiche delle donne.
Ti preghiamo perciò di avere misericordia di noi".
La signora Maria allora, spiacente per la loro sorte,
pose il signore Gesù sul dorso del mulo: anche lei si
pose a piangere come le altre donne, e disse a Gesù
Cristo: "Su, figlio mio, guarisci questo mulo con la tua straordinaria
potenza e fa di lui un uomo dotato di ragione come era prima".
[6] Appena queste parole uscirono dalla bocca della signora padrona
Maria, quel mulo cambiò forma e diventò un uomo: un
giovanotto immune da ogni macchia.
Egli, allora, con sua madre e le sorelle adorarono la signora padrona
Maria e presero a baciare il fanciullo alzandolo sulla loro
testa.
Dicevano: "Beata tua madre, o Gesù, Salvatore
del mondo.
Beati gli occhi che godono della gioia del tuo volto!".
Matrimonio
[1] Le due sorelle
dissero alla madre: "Ecco che il nostro fratello è stato restituito alla
forma umana con l'intervento del signore Gesù Cristo
e l'ausilio salutare di questa fanciulla che ci ha parlato di
Maria e di suo figlio.
Ora, siccome il nostro fratello è celibe, è opportuno che gli diamo in sposa
questa fanciulla che fa loro da ancella".
Domandarono dunque questo alla padrona Maria e lei
annuì.
Prepararono, a questa fanciulla, delle nozze splendide e, mutata la tristezza
in gioia e il pianto in tripudio, dalla grande gioia che provavano,
incominciarono a godere, a rallegrarsi, a esultare e a cantare, ornate di vesti
splendide e pure.
Si diedero poi a recitare carmi e lodi, dicendo: "O Gesù,
figlio di Davide, tu sei colui che muta la tristezza in gioia e le lamentazioni
in letizia".
[2] Giuseppe e Maria vi rimasero dieci giorni.
Poi partirono accompagnati con grandi onori e saluti da quelle persone che,
dopo averli salutati, se ne ritornarono piangendo; specialmente quella
fanciulla.
Banditi
[23, 1] Messisi in
cammino, giunsero in una regione deserta e, a quanto si diceva, infestata dai
ladri. Giuseppe e la padrona Maria pensarono così di
attraversare la regione di notte. Ma ecco che lungo il cammino scorgono due
ladri sdraiati e con loro una quantità di altri ladri, loro compagni, che
dormivano.
I due ladri incontrati erano Tito e Dumaco.
Tito disse a Dumaco: "Lascia andare costoro, te
ne prego, sicch‚ passino inosservati dai nostri
compagni".
Ma Dumaco si rifiutava; perciò Tito disse nuovamente:
"Prenditi da me quaranta dracme, e tienti anche
questo come pegno".
E gli porse la cintura che aveva, affinch‚ non
aprisse bocca e non parlasse.
[2] La signora padrona Maria vista la bontà di questo
ladro verso di loro, disse: "Il Signore Dio ti sosterrà con la sua destra
e ti concederà il perdono dei peccati".
Il signore Gesù rispose a sua madre, dicendo:
"Di qui a trenta anni, o madre, gli Ebrei mi crocifiggeranno a
Gerusalemme, e questi due ladri saranno alzati in croce insieme a me.
Tito sarà alla mia destra e Dumaco alla sinistra.
Dopo quel giorno, Tito mi precederà in paradiso".
Detto questo, lei replicò: "Che Dio ti tenga lungi da ciò, figlio
mio".
[3] Di lì andarono alla città degli idoli: ma al loro approssimarsi essa si
trasformò in colline di sabbia.
A Matarea
[1] Si diressero poi a
quel sicomoro che oggi è detto Matarea.
Il signore Gesù fece scaturire una sorgente a
Matarea nella quale la padrona Maria
lavò la sua camicetta.
Il balsamo di quella regione deriva dal sudore del signore Gesù
che essa vi sparse.
A Menfi
[1] In seguito
discesero a Menfi.
Visto il faraone, rimasero per tre anni in Egitto.
Il signore Gesù in Egitto fece molti miracoli che non
si trovano scritti n‚ nel Vangelo dell'infanzia n‚ nel Vangelo completo.
Alla volta di Israele
[1] Passato il
triennio, Giuseppe ritornò dall'Egitto, ma al confine della Giudea ebbe paura
di entrare Udito che Erode era morto e che Archelao, suo figlio, gli era
succeduto, nonostante il timore, andò in Giudea. Gli apparve un angelo di Dio e
gli disse: "Giuseppe, vai nella città di Nazaret
e resta là".
[2] E' veramente ammirevole che abbiano portato e fatto peregrinare per diverse
regioni colui che è il signore di tutte le regioni.
Peste a Betlemme
[1] Entrati nella
città di Betlemme la videro infestata da molte e gravi malattie che colpivano
gli occhi dei bambini e ne causavano la morte.
C'era una donna che aveva un figlio malato; era ormai prossimo alla morte
quando lo portò alla signora padrona Maria, che lo
guardò mentre stava lavando Gesù Cristo.
Quella donna le disse: "Mia signora Maria,
guarda questo mio figlio afflitto da un grave dolore".
La padrona Maria l'esaudì, e disse: "Prendi un
po' di questa acqua con cui ho lavato mio figlio, e spruzzala su di lui".
[2] Essa dunque prese un po' di quell'acqua e la
versò su suo figlio come le aveva detto la padrona Maria.
Cessò immediatamente l'agitazione, poi si addormentò un poco per svegliarsi in
seguito dal sonno, sano e salvo.
Lieta di ciò, la madre lo portò nuovamente alla padrona Maria.
La quale le disse: "Ringrazia Dio che ti ha guarito questo tuo
figlio".
Fanciullo agonizzante
[1] Vicino alla donna
il cui figlio era stato guarito, ce n'era un'altra il cui figlio soffriva della
stessa malattia: i suoi occhi erano ormai quasi spenti ed egli gridava notte e
giorno.
La madre del bambino guarito, le disse: "Perch‚
non porti tuo figlio alla padrona Maria, come io
portai il mio quando era ormai agonizzante?
E fu poi guarito con l'acqua con la quale era stato lavato Gesù,
suo figlio".
Udito ciò, anche questa donna andò, prese della stessa acqua e ne lavò suo
figlio, e subito il suo corpo e gli occhi guarirono.
Anch'essa, avendo portato suo figlio alla padrona Maria
e narrato tutto quanto era accaduto, ricevette l'ordine di ringraziare Dio che
aveva ridato la salute a suo figlio, e di non raccontare ad alcuno la cosa
avvenuta.
Fanciullo nel forno febbricitante
[ 1] Nella stessa
città c'erano due donne, mogli di un solo uomo, e ognuna aveva un figlio.
Una di queste si chiamava Maria, e il nome di suo
figlio era Cleofa.
Questa si levò, prese suo figlio e andò dalla signora padrona
Maria, madre di Gesù, e offertole
un bel velo, disse: "Signora mia Maria, accetta
da me questo velo e dammi in cambio una fascia".
Maria acconsentì; la madre di Cleofa
ritornò a casa e, con la fascia, fece una camicetta che pose addosso a suo
figlio, e questo così guarì dalla malattia.
Il figlio della rivale, nello spazio di ventiquattro ore, morì.
Di qui sorse una inimicizia tra loro due.
[2] Avevano l'usanza di compiere le faccende domestiche a settimane alterne.
Quando toccò il turno a Maria madre di
Cleofa, riscaldò il forno per far cuocere il pane; lasciato
poi il figlio Cleofa al forno se ne ritornò a
prendere la massa di farina lavorata per fare il pane.
La sua rivale, vistolo solo, mentre il forno acceso stava bruciando, lo prese,
lo gettò nel forno, e poi si allontanò.
Maria, al suo ritorno, vedendo il figlio
Cleofa che se ne stava ridendo in mezzo al forno, mentre il
forno si era raffreddato, quasi che in esso non ci fosse il fuoco, comprese che
era stata la sua rivale a metterlo nel fuoco.
Tiratolo fuori, lo portò alla padrona signora Maria e
le raccontò il caso. "Stai zitta , le rispose , non parlare di ciò ad
alcuno.
Qualora, infatti, tu lo divulgassi, io avrei paura per te".
[3] La sua rivale essendo andata al pozzo per attingere acqua, vide
Cleofa presso il pozzo intento a giocare; osservato che non
c'era nessuno, lo prese, lo gettò nel pozzo e poi se ne ritornò a casa.
Degli uomini andati al pozzo videro quel ragazzo che se ne stava seduto sulla
superficie dell'acqua e discesero a prenderlo.
Restarono poi meravigliati di questo ragazzo e lodarono Dio.
Venne poi sua madre, se lo prese e, piangendo, lo portò alla signora padrona
Maria, e le disse: "Mia signora, vedi quello che la
mia rivale ha fatto a mio figlio gettandolo in quel pozzo.
Un giorno o l'altro me lo ucciderà".
La padrona Maria rispose: "Dio ti vendicherà su
di lei".
Più tardi, andata al pozzo ad attingere acqua, la rivale si impigliò con i
piedi in una fune e cadde nel pozzo.
Vennero sì degli uomini a tirarla fuori, ma aveva il capo contuso e le ossa
rotte.
Perì così di mala morte, e in lei si avverò quel detto: scavarono un pozzo
profondo, ma caddero nella fossa da loro preparata.
Un futuro apostolo
[1] Un'altra donna del
luogo aveva due figli gemelli. Caduti tutti e due ammalati, l'uno morì e
l'altro stava agonizzando. La madre allora lo prese e, piangendo, lo portò alla
signora padrona Maria, dicendo: "Mia signora,
aiutami e soccorrimi. Ho avuto due figli: uno l'ho sepolto proprio ora e
l'altro è in procinto di morire. Vedi come sta supplicando e pregando
Dio". Prese poi a dire: "O Signore, tu sei clemente, misericordioso e
pio. Mi hai dato due figli: uno me l'hai preso, fammi dono almeno
dell'altro".
[2] La padrona Maria, vedendo l'amarezza del suo
pianto, ne ebbe misericordia. "Metti tuo figlio sul letto di mio figlio ,
le disse , e ricoprilo con le sue vesti". Dopo che l'ebbe posto sul letto
ove giaceva Cristo, era ormai morto alla vita e aveva chiuso gli occhi. Ma
subito quel fanciullo fu colpito dal profumo delle vesti del signore
Gesù Cristo, aprì gli occhi e, chiamando a gran voce la
madre, le chiese la poppa; ricevutala, incominciò a succhiarla.
Sua madre allora disse: "Signora Maria, ora
riconosco che risiede in te la potenza, tanto che tuo figlio guarisce gli
uomini, partecipi della sua natura, al solo contatto con i suoi
indumenti".
Questo fanciullo guarito è quello che nel Vangelo è detto Bartolomeo.
Donna lebbrosa
[1] Una donna lebbrosa
andata a trovare la signora padrona Maria madre di
Gesù, le disse: "Signora mia aiutami!".
La padrona Maria rispose: "Che aiuto vuoi? Vuoi
oro e argento? O che il tuo corpo sia mondato dalla lebbra?".
Soggiunse quella donna: "E chi mi può offrire questo?".
"Aspetta un poco, , rispose la padrona Maria ,
fino a quando io abbia lavato e posto a letto mio figlio Gesù".
[2] Come Maria le aveva detto, la donna aspettò.
Messo a letto Gesù, porse alla donna l'acqua con la
quale aveva lavato il suo corpo, dicendole: "Prendi un po' di
quest'acqua e versala sul tuo corpo".
Ciò fatto, fu immediatamente purificata, e lodò e ringraziò Dio.
Altra lebbrosa
[1] Rimasta con lei
tre giorni, se ne andò.
Giunta in una città incontrò un principe che aveva sposato la figlia di un
altro principe; ma presto osservò che la moglie aveva tra i suoi occhi il segno
della lebbra sotto forma di stella.
Perciò il matrimonio fu sciolto e dichiarato nullo.
Quella donna li vide tutti e due in uno stato di abbattimento di tristezza e
pianto, e domandò la causa del loro dolore.
Essi risposero: "Non indagare sul nostro stato.
Il nostro dolore non possiamo manifestarlo e narrarlo ad alcuno".
Ma essa insistette affinch‚ glielo manifestassero,
assicurando che forse poteva indicare un rimedio.
[2] Le presentarono dunque la ragazza con il segno della lebbra che si
manifestava tra gli occhi.
Appena lo vide, esclamò: "Anch'io qui presente, o donna, ero affetta dallo
stesso morbo; a causa di certi affari che mi capitarono, mi recai a Betlemme.
Quivi entrai in una grotta e trovai una donna di nome Maria
che aveva un figlio chiamato Gesù: vedendomi
lebbrosa, ebbe pietà di me e mi porse dell'acqua con la quale aveva lavato il
corpo di suo figlio.
Me la versai sul corpo e fui purificata".
Quelli allora dissero alla donna: "Non potresti, o donna, partire con noi
e condurci alla signora padrona Maria?".
Essa annuì.
S'alzarono dunque e andarono dalla signora Maria,
portando seco dei magnifici regali.
[3] Entrati e offerti i doni, le mostrarono la ragazza lebbrosa che avevano
condotto seco.
La padrona Maria disse: "La misericordia del
signore Gesù Cristo discenda sopra di voi".
E porgendo loro un po' dell'acqua con la quale aveva lavato il corpo di
Gesù Cristo, ordinò che lavassero con essa quella
poveretta.
Compiuto questo, immediatamente fu guarita; ed essi e tutti i presenti lodarono
Dio.
Se ne ritornarono lieti nella loro città, lodando Dio.
Quando il principe notò che sua moglie era stata guarita, la assunse in casa
sua, fece le seconde nozze con lei ringraziando Dio per la riacquistata sanità
della moglie.
Giovane indemoniata
[1] C'era pure una
ragazza tormentata da Satana. Questo maledetto le appariva sotto forma di
gigantesco dragone e si preparava a inghiottirla; succhiava tutto il suo sangue
tanto che era ridotta come un cadavere. Ogni volta che le si avvicinava, lei
giungeva le mani sul capo esclamando: "Guai, guai a me! Non c'è proprio
nessuno che mi liberi da questo pessimo dragone". Suo padre, sua madre,
tutti quelli che le erano vicini o che la vedevano, si dolevano della sua
sorte. Molta gente la circondava piangendo e innalzando lamentazioni,
soprattutto mentre essa piangeva, dicendo: "O fratelli miei e amici, non
c'è proprio nessuno che mi liberi da questo omicida?".
[2] Ma la figlia di quel principe che era stata liberata dalla lebbra, udendo
le grida di questa fanciulla salì sulla terrazza del suo palazzo, la vide
piangere con le mani giunte sul capo, mentre tutti quelli che la circondavano
piangevano con lei.
Allora domandò al marito di questa indemoniata se la madre di lei era ancora
viva.
Avendole risposto che aveva vivi ancora tutti e due i genitori, disse:
"Manda da me sua madre".
E quando se la vide di fronte, le disse: "Questa ragazzina fuori di s‚, è
tua figlia?".
"Sì, o signora, , rispose quella donna triste e in lacrime , questa è mia
figlia".
"Tieni il segreto, , proseguì la figlia del principe , ti confesso ch'io
sono stata lebbrosa e mi ha sanato Maria, la madre di
Gesù Cristo.
Se vuoi che tua figlia guarisca, portala a Betlemme, cerca di
Maria madre di Gesù, e sii
fiduciosa che tua figlia sarà guarita: io non dubito che tu ritornerai qui
contenta con la figlia in ottima salute".
[3] Udite le parole della figlia del principe, quella donna prese subito la
figlia con s‚, si recò al luogo indicatole, andò da Maria
e le manifestò lo stato della figlia.
Udita la sua preghiera, la padrona Maria le diede un
po' dell'acqua con la quale aveva lavato il corpo di Gesù,
ordinandole di versarla sul capo della figlia.
Dai pannolini del signore Gesù prese poi una fascia
che diede alla fanciulla dicendo: "Prendi questa fascia e mostrala al tuo
nemico ogni volta che lo vedrai".
E, con i saluti, le congedò.
La guarigione
[1] Uscite da lei, se
ne ritornarono nella loro regione.
Giunse in seguito il momento in cui Satana voleva invasarla: ecco apparire
questo maledetto sotto forma di un gigantesco dragone. Al vederlo, la fanciulla
ebbe paura.
Ma la madre le disse: "Non temere, figlia, lascia che ti si avvicini, poi
mostragli la fascia che ci ha donato la signora Maria,
e vedremo che succederà".
[2] Mentre Satana, qual terribile dragone, si avvicinava, il corpo della
fanciulla tremava per la paura da capo a piedi; ma lei tirò subito fuori quella
fascia, se la pose sul capo e se ne coprì gli occhi.
Da questa fascia scaturirono fiamme e carboni ardenti, e si diressero contro il
dragone.
Quanto era grande questo miracolo verificatosi non appena il dragone diresse il
suo sguardo alla fascia del signore Gesù dalla quale
scaturiva un fuoco diretto sul suo capo, contro i suoi occhi!
Esso allora esclamò a gran voce: "Gesù, figlio
di Maria, che c'è di comune tra me e te?
Dove mi riparerò da te?". Con grande timore, girò la coda e si allontanò
dalla fanciulla, n‚ più le si fece vedere.
La fanciulla, rimasta tranquilla, lodò e ringraziò Dio; e con essa anche tutti
coloro che erano presenti e avevano assistito al miracolo.
Giuda Iscariota
[1] V'era là un'altra
donna il cui figlio era tormentato da Satana.
Questi, di nome Giuda, ogni volta che era invaso da Satana, mordeva tutti coloro
che gli si avvicinavano e quando attorno a sè; non
vedeva alcuno da mordere, mordeva le sue stesse mani e altre sue membra.
La madre di questo poveretto, conosciuta la rinomanza della padrona
Maria e del suo figlio Gesù,
partì portando seco il figlio Giuda alla signora Maria.
Nel mentre Giacomo e Ioses avevano condotto il
fanciullo signore Gesù a giocare con gli altri
fanciulli, e ritornati a casa, restarono con il signore Gesù.
[2] Quando giunse Giuda, indemoniato, si pose a sedere alla destra di
Gesù: invaso da Satana, voleva, come d'abitudine, mordere
il signore Gesù, ma non vi riuscì.
Percosse tuttavia il lato destro di Gesù e questi si
mise a piangere...
Immediatamente Satana uscì da quel ragazzo, fuggendo come un cane rabbioso.
Questo ragazzo che percosse Gesù e dal quale uscì
Satana sotto forma di cane, era Giuda Iscariota che lo consegnò ai Giudei.
E il lato percosso da Giuda è quello stesso nel quale i Giudei confissero la
lancia.
Figurine di fango
[1] Compiuti i sette
anni, il signore Gesù si trovava un giorno con
ragazzi coetanei, e giocavano a fare con il fango figurine di asini, di buoi,
di uccelli e di altri animali vantando ognuno l'abilità dimostrata con l'opera
compiuta.
Il signore Gesù disse allora ai ragazzi: "Alle
figurine ch'io ho fatto ordinerò di camminare".
[2] Allora essi gli domandavano: "Sei tu il figlio del Creatore?".
E il signore Gesù ordinò a esse di camminare: subito
si misero a saltare e poi, per sua concessione, si arrestarono nuovamente.
Aveva fatto figurine di uccelli e di passerotti che volavano quando egli
ordinava loro di volare, e si fermavano quando ordinava loro di stare ferme;
inoltre mangiavano e bevevano la bevanda e il cibo
che egli porgeva loro.
[3] Allontanatisi poi i ragazzi raccontarono queste cose ai genitori; i loro
padri dissero loro: "Guardatevi, figli, dal prendere familiarità con lui,
è un mago pericoloso.
Fuggitelo dunque ed evitatelo, e di qui in avanti non giocate più con
lui".
Colori del tintore
[1] Un giorno
discorrendo e giocando con i ragazzi, il signore Gesù
passò davanti alla fabbrica di un tintore di nome Salem.
Nell'officina vi erano tanti panni che dovevano essere tinti dal tintore.
Entrato nella officina del tintore, il signore Gesù
prese tutti quei panni e li gettò in una botte piena di azzurro indiano.
Quando giunse Salem e vide i panni perduti, iniziò a gridare a gran voce e a
scongiurare il signore Gesù, dicendo: "Che mi
hai fatto, o figlio di Maria?
Mi hai infamato davanti a tutti i cittadini.
Ognuno di essi desiderava un determinato colore, e tu qui hai mandato tutto
alla malora".
[2] Gesù rispose: "Io ti cambierò il colore di
tutti i panni che vuoi".
E subito prese a estrarre i panni dalla botte, tirandoli fuori tutti, e ognuno
aveva il colore voluto dal tintore.
I Giudei vedendo questo miracolo e prodigio lodarono Dio.
Gesù in falegnameria
[1] Girando per tutte
le città, Giuseppe conduceva con s‚ il signore Gesù.
A motivo del suo mestiere, la gente lo avvicinava dandogli ordini per la
fabbricazione di porte, secchi, letti e cassetti.
Ovunque andava aveva sempre con s‚ il signore Gesù.
[2] Ogni volta che Giuseppe aveva bisogno di lui nel suo lavoro, per allungare,
accorciare, allargare o restringere sia di un cubito che di un semicubito
qualche cosa, il signore Gesù stendeva la sua mano
verso di essa e subito diventava come desiderava Giuseppe; n‚ questi aveva
bisogno di fare qualcosa con le mani.
Giuseppe non era infatti di una abilità straordinaria nell'arte di carpentiere.
Un ordine dal re
[1] Un giorno il re di
Gerusalemme lo fece venire da lui, e gli disse: "Giuseppe, voglio che tu
mi faccia un trono della stessa misura di quello sul quale sono solito
sedere".
Giuseppe acconsentì e subito diede mano all'opera: restò nella reggia per due
anni portando così a termine la fabbricazione del trono.
Fattolo trasportare al suo posto, si accorse che da ogni lato mancavano due
semicubiti per raggiungere la misura esatta.
[2] A questa constatazione, il re si adirò contro Giuseppe.
Invaso da profondo timore del re, Giuseppe passò la notte senza avere cenato,
senza toccare assolutamente nulla.
Interrogato dal signore Gesù sulla causa del suo
timore, Giuseppe rispose: "Perchè ho perduto tutto quanto ho fatto in quei
due anni".
Il signore Gesù gli rispose: "Non temere, non ti
abbattere.
Tu afferra un lato del trono, io afferrerò l'altro e così lo porteremo a
pari".
Giuseppe fece come aveva detto il signore Gesù;
ognuno tirò il proprio lato e il trono fu riparato e condotto alla giusta
misura.
Visto un tale prodigio, tutti i presenti stupirono e lodarono Dio.
[3] Il legno di quel trono apparteneva a quel genere tanto celebrato al tempo
di Salomone, figlio di Davide, per la varietà delle sue applicazioni.
Ragazzi mutati in capretti
[1] Il signore
Gesù un giorno uscì per strada.
Vide dei ragazzi che si erano radunati per giocare e li volle raggiungere.
Ma essi si nascosero.
Giunto dunque alla porta di una casa, il signore Gesù
vide delle donne e domandò dove mai fossero fuggiti i ragazzi.
Esse risposero che qui non c'era alcuno; allora il signore Gesù
domandò loro: "Quelli che vedete là nel forno, chi sono?".
Avendo esse replicato che si trattava di capretti di tre anni, il signore
Gesù esclamò: "Venite qui, capretti, presso il vostro
pastore".
[2] Allora i ragazzi, sotto forma di capretti, uscirono e presero a saltellare
attorno a lui.
Piene di ammirazione e tremanti di paura, alla vista di ciò, quelle donne si
diedero subito ad adorare il signore Gesù, dicendo:
"Signore Gesù, figlio di Maria,
tu sei proprio il buon pastore di Israele.
Abbi misericordia delle tue ancelle che ti stanno di fronte e che mai
dubitarono: tu, infatti, signore nostro, sei venuto a sanare, non a
perdere".
E avendo Gesù soggiunto che i figli di Israele sono
come gli Etiopi in mezzo ai popoli, le donne dissero: "Tu, signore, sai
tutto e non c'è nulla che ti sia nascosto. Ora noi ti preghiamo, e chiediamo
alla tua pietà di restituire a questi ragazzi, tuoi servi, il loro stato di
prima".
[3] Il signore Gesù rispose: "Su, ragazzi,
andiamo a giocare!".
E immediatamente alla presenza di quelle donne, quei capretti si mutarono in
ragazzi.
Gesù re
[1] Nel mese di
adar Gesù radunò attorno a s‚ dei
ragazzi come un re: essi stesero a terra i loro abiti ed egli vi si sedette
sopra.
Intrecciata poi una corona di fiori gliela posero sul capo, e, come guardie del
re, si posero alla sua destra e alla sua sinistra.
I ragazzi poi trascinavano con la forza chiunque passava per quella strada,
dicendo: "Vieni qui a venerare il re. Poi proseguirai per la tua
strada".
Simone il cananeo
[1] Mentre avveniva
questo, si appressavano degli uomini che portavano un ragazzo, che era andato
sui monti con dei suoi compagni alla ricerca di legna.
Quivi trovò un nido di pernice e stese la sua mano per portare via le uova, ma
un serpente velenoso spuntò di mezzo al nido e la morse.
Innalzò grida di aiuto, e i suoi compagni corsero verso di lui trovandolo a
terra come morto. Allora i vicini di casa partirono per prenderlo e riportarlo
in città.
[2] Giunti al posto nel quale il signore Gesù stava
come re, attorniato dagli altri ragazzi come da ministri, i ragazzi corsero
incontro a colui che era stato morso dal serpente e dissero ai suoi vicini:
"Su, salutate il re!".
Ma a motivo del timore che li agitava, non volevano avvicinarsi.
Allora i ragazzi li trascinarono con la forza.
Quando furono davanti al signore Gesù, egli domandò
loro perchè portavano quel ragazzo.
Saputo che un serpente lo aveva morso, il signore Gesù
disse ai ragazzi: "Andiamo a uccidere quel serpente".
[3] Alla preghiera dei parenti affinchè fosse loro permesso di proseguire
poich‚ il figlio era in agonia, i ragazzi risposero:
"Non avete udito che il re ha detto: "andiamo a uccidere il
serpente"? Non volete voi compiacerlo?". E così, sebbene quelli
fossero contrari, girarono indietro la lettiga.
Giunti che furono a quel nido, il signore Gesù disse
ai ragazzi: "E' proprio questo il posto del serpente?".
Essi assentirono.
Allora, chiamato dal signore, il serpente si fece avanti tutto sottomesso.
Egli disse: "Va' a succhiare tutto il veleno che hai iniettato in questo
ragazzo".
Il serpente si avvicinò al ragazzo e succhiò tutto il suo veleno.
[4] Poi il signore Gesù lo maledisse e subito
scoppiò.
Il ragazzo, invece, accarezzato dalla mano del signore Gesù,
guarì.
Avendo poi cominciato a piangere, il signore Gesù gli
disse: "Non piangere, presto sarai un mio discepolo".
Questo è Simone cananeo del quale parla il Vangelo.
Gesù e Giacomo
[1] Un altro giorno
Giuseppe mandò suo figlio Giacomo a raccogliere legna e il signore
Gesù si offrì di accompagnarlo Giunto al posto nel quale
c'era la legna, Giacomo incominciò a raccoglierla.
Ma ecco che una vipera velenosa gli morse la mano, ed egli prese a gridare e
piangere.
[2] Vistolo in quello stato, il signore Gesù gli si
avvicinò, soffiò sulla parte morsa dalla vipera e fu immediatamente guarito.
Ragazzo risvegliato
[1] Un giorno, mentre
il signore Gesù stava nuovamente con dei ragazzi che
giocavano su di un tetto, un ragazzo cadde dall'alto del terrazzo, e subito
spirò.
Tutti gli altri ragazzi fuggirono, e sul tetto rimase il solo signore
Gesù.
Quando giunsero i parenti di quel ragazzo morto, dissero al signore
Gesù: "Sei tu che hai fatto precipitare nostro figlio
dal tetto".
[2] Ma egli negava.
Essi gridarono: "Nostro figlio è morto, e questi è colui che
l'uccise".
Ed il signore Gesù disse: "Non infamatemi. Non
credete?
Orsù, interroghiamo lo stesso ragazzo e metterà in luce la verità".
Allora il signore Gesù discese e stando sul morto
gridò a gran voce: "Zenone, Zenone, chi ti ha fatto cadere dal
tetto?".
Il morto rispose: "Signore non sei tu che mi hai fatto cadere, ma o
deina mi ha buttato giù".
[3] Il signore ordinò ai parenti di prestare attenzione alle sue parole, e
tutti gli astanti lodarono Dio per questo miracolo.
L'anfora rotta
[1] Un giorno la
padrona signora Maria ordinò al signore
Gesù di andare a prendere acqua dal pozzo.
Andato dunque a prendere acqua, quando l'anfora era piena si ruppe e si fece a
pezzi.
Allargando il suo sudario, il signore Gesù radunò
l'acqua e la portò in esso a sua madre che ne restò stupefatta.
Lei nascondeva e conservava in cuor suo tutte le cose che vedeva.
Figure di fango
[1] Un altro giorno il
signore Gesù si trovava presso un rivolo d'acqua con
dei ragazzi.
Si intrattenevano assieme facendo di nuovo delle piccole fosse d'acqua.
Il signore Gesù modellò dodici passeri e li pose ai
lati di una sua piccola piscina, tre per ogni lato.
[2] Era un giorno di sabato, e il figlio di Hanan,
giudeo, avvicinatosi e vedendoli intenti in queste cose, adirato e pieno di
indignazione esclamò: "E così, di sabato fabbricate figure di
fango?".
E si precipitò a distruggere le loro piccole piscine.
Ma il signore Gesù pose le sue mani sui passeri che
aveva modellato e subito essi volarono via cinguettando.
[3] Poi il figlio di Hanan si avvicinò anche alla
piccola piscina di Gesù, la calpestò con i piedi e ne
fece uscire fuori tutta l'acqua.
Allora il signore Gesù gli disse: "Come è
scomparsa questa acqua, così scompaia la tua vita".
E, subito, quel ragazzo restò secco.
Morte repentina
[1] Una sera, mentre
il signore Gesù ritornava a casa con Giuseppe, gli
venne incontro, correndo, un ragazzo e lo urtò così violentemente da farlo
cadere.
Il signore Gesù gli disse: "Come tu mi hai
buttato a terra, così tu pure possa cadere e non alzarti più".
E in quell'istante il ragazzo spirò.
Maestro confuso
[1] A Gerusalemme
c'era un certo Zaccheo che istruiva i ragazzi.
Costui disse a Giuseppe: "Perch‚, Giuseppe, non
mi conduci Gesù affinch‚
impari le lettere dell'alfabeto?".
Giuseppe assentì e ne parlò con la padrona Maria.
Lo portarono dunque da quel maestro che, appena lo vide, gli scrisse l'alfabeto
ordinandogli di leggere l'alef.
Dopo che lesse alef, il maestro gli comandò di
leggere bet.
Ma il signore Gesù gli disse: "Dimmi prima il
significato di alef, e poi io pronuncerò
bet".
[2] Avendo il maestro minacciato di bastonarlo, il signore Gesù
gli espose i significati delle lettere alef e
bet.
Gli spiegò pure quali figure delle lettere erano dritte, e quali contorte,
quali a forma di spirale, quali con il punto e quali senza, perch‚
una lettera è prima e l'altra dopo; ed ancora spiegò e raccontò molte altre
cose che il maestro non aveva mai sentito n‚ mai aveva letto in alcun libro.
[3] Il signore Gesù disse poi al maestro:
"Presta attenzione a quanto ti dico".
E in modo chiaro e distinto incominciò a recitare alef,
bet, ghimel,
dalet fino a tau.
Ammirato, il maestro esclamò: "Penso che questo ragazzo sia nato prima di
Noè".
Rivolto poi a Giuseppe, disse: "Mi hai condotto qui un ragazzo
affinch‚ io l'istruissi, ma egli è più dotto di tutti i
maestri".
E alla padrona Maria disse: "Questo figlio tuo
non ha bisogno di alcuna formazione".
Maestro castigato
[1] Lo condussero
allora da un altro maestro più dotto.
Questi, appena lo vide, gli disse: "Pronuncia l'alef".
Pronunciato che ebbe l'alef, il maestro gli ordinò di
pronunciare bet.
Ma il signore Gesù gli rispose: "Dimmi prima il
significato di alef, e poi io pronuncerò
bet".
Avendo il maestro alzato la mano per frustarlo, subito quella mano inaridì, ed
egli morì.
[2] Allora Giuseppe disse alla padrona Maria:
"Di qui in poi non lasciamolo più uscire di casa.
Chiunque infatti lo contraria è colpito a morte".
Gesù maestro
[1] Giunto all'età di
dodici anni, lo condussero a una festa a Gerusalemme.
Al termine della festa, essi ritornarono, ma il signore Gesù
rimase nel tempio tra i dottori, gli anziani e gli eruditi dei figli di
Israele: li interrogava nelle loro specialità e rispondeva a sua volta alle
loro domande.
Domandò loro: "Di chi è figlio il Messia?".
Risposero: "Figlio di Davide".
[2] Allora, egli replicò: "Perchè, allora, mosso dallo spirito, lo chiama
suo signore, allorchè afferma: "Disse il Signore al mio signore: siedi
alla mia destra affinchè io assoggetti i tuoi nemici sotto le vestigia dei tuoi
piedi"?".
Gli domandò poi il capo dei dottori: "Hai letto i libri?".
"Ho letto sia i libri, , rispose il signore Gesù
, sia quanto è in essi contenuto".
[3] E spiegò i libri, la legge, i precetti, gli statuti e i misteri contenuti
nei libri dei profeti, cose irraggiungibili dall'intelletto di ogni creatura.
Quel dottore disse dunque: "Una tale scienza finora io n‚ l'ho raggiunta
n‚ mai ne ho sentito parlare.
Chi pensi che sarà questo ragazzo?".
Gesù e l'astronomo
[1] C'era là un
filosofo perito in astronomia il quale domandò a Gesù
se avesse studiato astrologia.
Il signore Gesù rispose esponendo il numero delle
sfere e dei corpi celesti, la loro natura e le loro operazioni, la loro
contrapposizione, il loro aspetto triangolare, quadrato ed esagonale, la loro
traiettoria e la loro posizione di minuto in secondo, e molte altre cose
irraggiungibili alla ragione.
Gesù e il medico
[1] Tra quei filosofi
ve n'era anche uno dottissimo nelle scienze naturali.
Questi interrogò Gesù se avesse studiato medicina;
egli rispose esponendo la fisica, la metafisica, l'iperfisica
e l'ipofisica, le forze del corpo, gli umori e i loro effetti; ed ancora il
numero delle membra e delle ossa, delle vene, delle arterie e dei nervi, gli
effetti del calore e della siccità, del freddo e dell'umidità che provengono da
esse; qual è l'influsso dell'anima sul corpo, sui suoi sensi e sulle sue forze;
in che cosa consiste la facoltà di parlare, di adirarsi e di desiderare; infine
l'unione e la disunione e altre cose irraggiungibili all'intelletto creato.
[2] Allora quel filosofo s'alzò e adorò il signore Gesù,
dicendo: "O signore, d'ora in poi sarò tuo discepolo e tuo servo".
Il ritorno a Nazaret
[1] Mentre parlavano
tra loro di queste e di altre cose, si presentò la signora padrona
Maria che da tre giorni girava con Giuseppe, alla ricerca
di lui.
Vedendolo dunque seduto tra i dottori, interrogandoli e a sua volta rispondendo
loro, gli disse: "Figlio mio, perchè ti sei comportato così?
Ecco che io e tuo padre ti stiamo cercando con grande pena".
[2] Ed egli: "Perchè mi cercate?
Non sapete che è necessario ch'io mi intrattenga nella casa di mio
padre?".
Ma essi non compresero le parole che egli aveva detto loro.
Allora quei dottori domandarono a Maria se questo era
suo figlio; e al suo assenso, esclamarono: "O te felice,
Maria, che hai generato un figlio come questo".
[3] Ritornato poi con essi a Nazaret, si comportava
in ogni cosa secondo i loro desideri.
Sua madre conservava tutti questi fatti in cuor suo.
E il signore Gesù cresceva in statura, in sapienza e
grazia davanti a Dio e davanti agli uomini.
Vita nascosta
[54] Da quel giorno
prese a tenere nascosti i suoi arcani miracoli e i suoi misteri, e a dedicarsi
allo studio della Legge fino a quando raggiunse il trentesimo anno di età,
allorquando cioè, al Giordano, con la voce discesa dal cielo il Padre dichiarò
pubblicamente: "Questo è il mio figlio diletto, in lui io mi riposo";
e lo Spirito santo era presente sotto forma di candida colomba.
[55] Egli è colui che, supplici, adoriamo,
colui che ha dato l'essere e la vita, colui che ci ha tratto dall'utero delle
nostre madri, colui che per noi ha assunto corpo umano e ci ha redento
circondandoci della sua eterna misericordia e manifestandoci la sua clemenza
che scaturisce dalla liberalità, dalla beneficenza, dalla generosità e
benevolenza.
A lui appartiene la gloria, la beneficenza, la potenza e la sovranità nel tempo
presente e nei secoli sempiterni.
Amen.
Con l'aiuto del Dio supremo, termina qui tutto il Vangelo dell'infanzia, in
base a quanto abbiamo trovato nell'archetipo.
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