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La provincia di Cagliari con la costa meridionale
La chiamano Costa Verde perché gli arbusti di macchia mediterranea composta da lentischi, corbezzoli, ginepri
scendono fino al mare offrendo uno spettacolo inconfondibile e magico, se poi oltre alle capre vi trovate a vedere
la colonia di cervi in continua crescita, che trova cibo e tranquillità al riparo di valli e dune di sabbia, la
vostra gita, e o vacanza potrà dirsi indimenticabile. Ma si può chiamarla anche costa del silenzio, il silenzio
che si sente e che ti avvolge in quei villaggi minerari, molti dei quali oggi abbandonati, tranne che per
sporadici casi, che per decenni hanno rappresentato una fonte di reddito per i locali, le miniere.
Il silenzio è quello dei palazzi oggi in degrado fatti costruire da imprenditori inglesi, tedeschi e francesi
nell'Ottocento e all'inizio del Novecento, quello delle gallerie dove faticavano migliaia di minatori compresi
donne e bambini, quello degli impianti che costituiscono uno degli esempi più affascinanti di archeologia mineraria.
Solo ultimamente la regione sarda attraverso il parco geominerario sta avviando un lento ma progressivo ripristino di
queste strutture, anche a livello turistico, infatti oggi diverse miniere sono aperte al pubblico con visite guidate.
Ma è soprattutto il silenzio delle spiagge, lunghe striscie di sabbia che si estendono a volte per chilometri,
altre per pochi metri interrotte da scogliere variegate. I turisti che cercano tranquillità, vengono da queste
parti perché l'urbanizzazione selvaggia che ha cambiato il volto di molti litorali della Sardegna qua non è ancora
giunta.
La Costa Verde offre uno dei paesaggi più affascinanti di tutto il bacino del Mediterraneo. Perché da nessuna altra
parte è possibile ammirare un tale concentrato di sensazioni, offerte da pezzi di archeologia mineraria e da una
natura superba che si fondono in un'atmosfera insieme misteriosa e malinconica. La Costa Verde si apre sulla costa
sud-occidentale dell'Isola, nel territorio di Arbus, paese che divide con Guspini alcune delle più interessanti aree
minerarie d'Europa: da questi pozzi, insieme con Monteponi e Buggerru, proveniva il dieci per cento della
produzione mondiale di piombo e zinco.
Tanto che sempre più spesso vengono organizzati veri e propri Grand Tour per ammirare i resti di una civiltà che
ormai sembra destinata a scomparire per sempre, quella delle miniere. Montevecchio, Ingurtosu, Funtanazza, Piscinas,
Naracauli, Scivu, Pistis sono tappe di un percorso che affascina migliaia di visitatori che ogni anno arrivano da
diversi Paesi europei in cerca di sensazioni che ormai è difficile trovare altrove.
Lo spettacolo della natura regala sensazioni inimmaginabili, magiche e indimenticabili.
Scivu, è una lunga spiaggia solitaria, senza case né alberghi, che solo i locali frequentano, con l’eccezione di
qualche turista che si avventura per sbaglio visto che le indicazioni stradali segnalano la presenza di una colonia
penale. Piscinas, è probabilmente la meraviglia di tutta la Sardegna. Da Piscinas a Scivu quasi dieci chilometri
di litorale, un angolo di Mediterraneo ancora intatto: qui è possibile ammirare quei mari di sabbia che costituiscono
un fenomeno unico in Italia.
Tremila ettari di dune, ne fanno le dune più grandi d’europa, una vera e propria porzione di deserto, che richiamano
naturalisti e appassionati da tutto il mondo, una visione spettacolare che si perde all'orizzonte, se poi aspettate
il tramonto vi resterà nella memoria un riscordo magico e indimenticabile.
Sembrano lembi di deserto africano, non a caso è stato ribattezzato il "Sahara d'Italia".
Dune che si affacciano su un mare verde e trasparente e che penetrano all'interno per oltre tre chilometri, non lontano
dalle miniere di Ingurtosu e Naracauli, tra gallerie abbandonate e carrelli per il trasporto dei minerali corrosi dalla
salsedine, qua un corragioso lupo di mare, un capitano della marina ha ristrutturato la vecchia tonnara dando vita ad un
hotel dalle caratteristiche uniche.
Il maestrale è il vento dominante in nella costa occidentale esso disegna il paesaggio, forgia gli alberi e modella le
montagne di sabbia, spingendole verso l'interno, modificando in continuazione le dune che ospitano superbi esemplari di
ginepri, la pianta odorosa e resistente per eccellenza.
A poche centinaia di metri dalle gigantesche dune è stato costruito un campeggio, ristrutturando locali della miniera.
Qui è facile imbattersi nel cervo sardo, il re del bosco, che è tornato su queste vallate e montagne grazie ad un piano
di salvaguardia che l’ha salvato dopo che era arrivato un passo dall'estinzione.
Il fascino della natura ancora incontaminata si abbracciata con la civiltà mineraria, oggi abbandonata dopo l'esaurimento
dei filoni di piombo e zinco, rende questo lembo della Sardegna veramente unico. Infatti tra Arbus Montevecchio,
Gonnosfanadiga, Fluminimaggiore, Buggerru è possibile ammirare la storia mineraria.
Difficile descrivere le sensazioni che regala Ingurtosu , il grande villaggio chiuso alla fine degli anni Sessanta.
Ieri vivevano tra queste colline rivestite da pini e lecci quasi cinquemila persone, oggi non più di cento. Ingurtosu
è un monumento di archeologia mineraria tra i più rinomati al mondo. La direzione della miniera, le ville in granito in
stile liberty, le case dei minatori, l'ospedale, i vecchi ascensori per scendere nei pozzi, la chiesa, la scuola sono
immersi in un paesaggio da sogno, che domina come una gigantesca terrazza naturale il mare della Costa Verde e in
particolare le dune di Piscinas. Vecchie abitazioni e magazzini nascosti nel verde che cresce rigoglioso, frequentati
più dalle capre e dai cervi che dall'uomo.
L'impressione è quella di entrare in un altro mondo.
La storia di Ingurtosu - si tramanda che il ricco filone di minerale fu scoperto da un fabbro di Arbus - è
indissolubilmente legata a Lord Brassey, il nobile inglese titolare della società Pertusola che fece costruire nel
1900 la laveria di Naracauli, per quei tempi un vero gioiello di tecnologia.
L'industriale morì tragicamente: fu travolto a Londra da una carrozza, in suo ricordo venne costruito un monumento
di fronte alla chiesetta del centro minerario, in una splendida posizione che guarda verso il Mediterraneo.
D'altronde, tutta la storia delle miniere della zona e non solo è legata a doppio filo con le vicende di celebri personaggi
che tentarono di far fortuna in Sardegna sfruttando le vene di piombo, zinco e argento di cui le montagne erano ricche.
Pensiamo allo scrittore francese Honoré de Balzac che si lanciò in un'improbabile avventura per tentare di risollevarsi
da una pesante situazione finanziaria.
O alla famiglia del pittore Amedeo Modigliani a cui vennero accordati grandi vantaggi per ottenere la concessione a
Buggerru. O a un oscuro dirigente industriale, Henry Hoover, che venne in Sardegna, più precisamente a Nuoro per
dirigere una miniera di rame prima di diventare presidente degli Stati Uniti.
Montevecchio, nel territorio di Guspini, è la miniera dei primati: oltre cento chilometri di gallerie, il pozzo più profondo
(350 metri), la più grande laveria all'aperto costruita nel 1877.
Scoperta nel secolo scorso da un sacerdote, è la più imponente miniera d'Italia, quella conservata meglio perché chiusa
soltanto pochi anni fa.
Un grande museo, sopra e sotto terra. Un campionario di palazzi e macchinari da far invidia alle vecchie miniere che in
altri Paesi europei sono state trasformate in musei e centri di soggiorno.
Qui si è salvato quasi tutto: dal cantiere Piccalinna, costruito in un sobrio liberty francese sotto le prigioni dove
vennero custoditi i soldati austriaci nella Grande Guerra, alla laveria Principe Tommaso, alla direzione affrescata dai
prigionieri di guerra.
Oggi è possibile scendere nei pozzi, visitare le gallerie, salire nei vecchi ballatoi in ferro e legno, spingersi nei
boschi che stanno guadagnando terreno e ricoprendo di verde i vecchi impianti della miniera.
Paesaggi unici, dominati dal monte Arcuentu, la montagna punto di riferimento per i marinai, visibile a chilometri di
distanza. Arcuentu è una grande fortezza di basalto, nata milioni di anni fa in seguito alle eruzioni vulcaniche che
interessarono tutta l'area.
Alto 784 metri, il torrione è meta frequente di escursionisti, attratti dal panorama e dalle leggende che si tramandano
nei secoli, legate alla presenza di esseri fantastici tra gli anfratti e le guglie. A destare curiosità sono anche i
grandi muraglioni di basalto, formatisi per la fuoriuscita della lava ed emersi in seguito all'erosione delle pendici:
muri di ferro, larghi anche un metro, sembrano gigantesche fortificazioni costruite dall'uomo.
La mano dell'uomo e le creazioni della natura hanno davvero plasmato la Costa Verde con grande originalità. Ma tutta
la costa sud-occidentale della Sardegna presenta caratteri simili. La civiltà delle miniere ha lasciato i suoi
inconfondibili segni in tutto il litorale, da Buggerru a Masua.
Come non citare le suggestioni di Porto Flavia, con la gallerie per il trasporto del minerale che buca la montagna e
si affaccia sul mare o la galleria Henry, a Buggerru oggi aperta al pubblico con visite guidate, uno dei più spettacolari
percorsi con i vagoncini che entravano e uscivano dal costone roccioso a picco sul mare. Dune e gallerie, palazzi e mare:
è la via delle vecchie miniere - che passa attraverso villaggi fantasma e impianti abbandonati un tuffo nel passato e in
un mondo di fascino e suggestione.
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